Strada San Mamolo

Nome moderno(2015): via d'Azeglio.

Guidicini.
Questa Strada comincia dalla Porta della città, e termina alla Piazza Maggiore. È lunga pertiche 220, e piedi 7, e di superficie pertiche 607.93.9.
Nel 1149 era conosciuta col nome di via della Piazza Maggiore di S. Procolo ed in appresso di S. Mamma, poi volgarmente S. Mamolo dalla chiesa parrocchiale di S. Mamante.
Il quartiere di porta S. Procolo è antichissimo. Un rogito di Donato del 23 giugno 1118 parla di un Gio. Bono de Laurenza de porta S. Proculi.
I bandi(1) si pubblicavano nel 1256 in Borgo San Mamolo presso la Croce e nel 1289 davanti la predetta Croce, e davanti la casa di Bulgarino de'Carbonesi in bocca della via che va a S. Domenico, e nel Trebbo di S. Procolo davanti la casa di M. Guido di Vetrana, preseguendo per molto lasso di tempo.
Potrebbe essere che questo Trebbo fosse la strada aperta davanti la chiesa di S. Procolo, e che passa a via Val d' Aposa, ora detta Tagliapietre, ma in questo luogo si pubblicavano nel 1256.
Fino al 1070 il torrente Aposa entrò in Bologna radendo la porta della Piazza Maggiore verso levante, continuando il suo corso per Val d' Aposa, da Sant'Arcangelo alla piazzetta davanti le case dei Bedori, ora Moreschi proseguendo di dietro al palazzo del Legato, da porta di Castello, per Galliera dove dirimpetto alla chiesa di Santa Maria Maggiore vi era un altro ponte che fu scoperto nel 1720 all'occasione di avere ribassato la strada in quella situazione, poi correva per l'Avesella e si gettava nel Cavaticcio. Dopo il 1070 fu deviato questo corso dell' Avesa dal ponte della Pietra fuori porta S. Mamolo, e condotto più a levante in città come oggidì lo veggiamo.
Li 27 giugno 1523 furono nominati Virgilio Poeti, e Lodovico Carbonesi a riformare e adornare la strada che dalla pubblica piazza passa fino a porta S. Mamolo levandovi tutte le tortuosità, angoli, portici, impedimenti qualunque, con amplissima facoltà di obbligar qualunque inobbediente, e segnatamente il proprietario della macellaria dei Celestini perchè la mettesse altrove.
La porta attuale della città fu fabbricata ed aperta nel 1417. L'antica che era prossima alla presente verso Porta Castiglione, il cui arco è ancora visi bile, fu murata.
Per strada S. Mamolo si faceva il corso delle Maschere cominciando dalla porta della città fino alla fontana del Nettuno, intorno alla quale facevano il giro delle carrozze. Passò poi quest'uso a strada S. Stefano come sarà detto a suo tempo.
1588 8 giugno. Memoriale dei cappuccini perchè sia seliciato il sentiero per venire alla città in tempi piovosi. La pendenza del piano della città dalla soglia della porta di S. Mamolo, a quella di porta di Galliera è di piedi 66.11.1. La distanza è di pertiche 525.
1286 18 marzo. Bolla d'Onorio II data in Roma a favore del priore di San Fridiano di Lucca colla quale conferma la compra fatta dai padri, e canonici di S. Fridiano suddetto, dai padri della Penitenza, ossia de' Sacchi, di un luogo terreno, e case poste vicino la cinta di Bologna fuori porta S. Mamolo per Lire 300 prezzo da convertirsi in usi Pii.





Porta di San Mamolo


Strada di S. Mamolo a destra cominciando dalla porta della Città fino alla Piazza.






Si passa Mirasol Grande.







Via Massimo d'Azeglio 52 (N.28) 









Si passa via Libri.





Si passa il primo voltone della Corte dei Galluzzi.


Si passa il secondo voltone della Corte dei Galluzzi.

Sotto questo voltone vi è la macellaria già aperta li 18 dicembre 1669 dal senatore Francesco Azzolini dal Ponticello, e qui traslocata il 17 luglio 1670.
Francesco di Cesare Azzolini nell'occasione che fu nominato cardinale Decio Azzolini fece al porporato un sontuoso regalo dichiarandosi suo parente.
Il 1° febbraio 1669 il detto Francesco assieme al fratello Giuseppe dichiararono che in mancanza della linea Azzolini di Bologna la loro eredità sarebbe passata a quella della famiglia Azzolini che fosse nominata dal Cardinale, il quale riconobbe gli Azzolini di Bologna per suoi congiunti, e non mancò di proteggerli in tutte le loro occorrenze. Fra i vantaggi che gli procurò vi fu il Breve del 1° dicembre 1669 di Clemente IX col quale fu concesso al senatore Francesco, e Giuseppe fratelli Azzolini e ai loro eredi e sucessori di fare un macello per macellare, e vendere carni di qualunque qualità, e condizione, niuna esclusa in tutti i giorni anche festivi, e quaresimali, alle ore congrue, e in perpetuo, col pagare però il dazio del retaglio, e altri pesi sopra le carni, proibendo all'arte dei macellari, o altri di poter inquietarli.
Li 5 marzo 1676 Clemente X con suo Breve avvocando a se, sopprimendo le liti mosse da Gioseffo Carlo Canobbi, e conte Antonio Gioseffo Zambeccari per l'apertura del detto macello, conferma, ed approva il Breve di Clemente IX, e che altri macelli in Bologna da concedersi dalla Santa Sede non valgono se espressamente non sarà derogato a questo Breve.
Il 1° aprile 1678 l'Università dei macellari rinunziò alla lite, e l' Azzolini si obbligò di pagare ogni anno L. 175 il giorno di S. Domenico all'arte dei macellari. Rogito Scipione Uccelli.
Secondo un rogito di Giuseppe Macchiavelli del 1666, il portico fra questo voltone fino alla via della Colombina si diceva portico dei pasticcieri.

Si passa la via della Colombina.


Si passa il vicolo (Bagnolo) che va alla via dei Pignattari.

Questo vicolo fu chiuso da portoni dietro istanza presentata dai confinanti li 30 gennaio 1742, e per decreto del 26 febbraio susseguente colla condizione di mettere l'armi della città nei due portoni, e che le chiavi avessero da stare nell'ufficio dell'Ornato. Si diceva Bagnolo dei Pignattari.


I nostri storici parlano di un castello, e cittadella nuova in cappella di Santa Tecla dei Lambertini, ma non danno alcuna notizia dove, e quando fosse fabbricata.
Nel 1365 la Compagnia dei notari affìtta una casa in cappella Santa Croce presso i Passipoveri e presso la porta della Cittadella.
Nel 1375 Giovanni, e Nicolò d'Andrea di ser Giovanni da Crespellano cittadini comprano da Pietro, e Melino fratelli di detto Andrea la metà della loro casa, e altre casette con una torre detta Maltagliata che è nella cittadella nuova in cappella Santa Tecla dei Lambertazzi, presso la via pubblica da due lati in confine di certe case di detta Santa Tecla, e della chiesa di Santa Croce, e presso i successori di Castellano di Giacomo Lambertazzi. (Vedi via delle Scudelle).
Si noti che la chiesa di Santa Croce fu demolita per la fabbrica della chiesa di S. Petronio, e che la casa dei Scoppamonti, poi dei Liuti aveva torre.

Strada S. Mamolo a sinistra cominciando dalla porta della città e terminando alla Piazza Maggiore.










Si passa il prato di S. Antonio.

Si passa la via Val d'Avesa.





Si passa la via Calcaspinazzi.

Si passa la via Urbana.






Si passa la via detta Trebbo dei Carbonesi.





Si passa la via Marescalchi.