Senzanome (Via)

Via Senzanome.
Quartiere Saragozza.
Prima documentazione dell'odonimo: 1877.

L'odonimo Senzanome fu assegnato con delibera consiliare del 27 luglio 1877 (nell'ambito della riforma toponomastica del1873-78), cambiando il nome con cui questa via fu conosciuta per secoli: Sozzonome.
Infatti un rogito di Benedetto da Casio del 29 luglio 1338 documenta già Sozzonome (Guidicini, IV, 372) precisando che la via con questo nome si trovava in Capella delle Muratelle, fugando ogni eventuale dubbio sulla sua effettiva identificazione.
Lo Zanti, accanto a Suozzo nome elencò altri odonimi: Musomo, qui drieto, e Sguazzacoi.
Quest'ultimo odonimo trova conferma in un rogito, citato dal Guidicini (Ibidem), di Rainero di Francesco Toscoli, in cui si fa menzione del Borgo della Guazzatoglia sotto le Muratelle.
Conferma ancora più antica viene dagli estimi del 1296/97 che riportano Burgo o Strata Guazacogle e Contrata Guazatori.
L'Alidosi usò Musomo, Sguazzacoi, Sozzonome e via di S. Maria della Neve.
Il Banchieri riportò testualmente per questa via Sozz Nom (oibò) Borg dla Nev.
Tutti gli autori successivi riportarono Sozzonome con poche insignificanti varianti (Suznome del Mitelli e Suzzo Nome del Monari).
Il Salaroli, oltre a Sozzonome, elencò il Musomo dello Zanti, affermando che in seguito questa via venne detta Paradiso e anche Borgo della Neve e Via della Neve quando venne fabbricata la chiesa/oratorio di Santa Maria della Neve. 
Con la riforma toponomastica del 1873-78 vi fu un tentativo di intitolare questa via a Carlo Cignani, ma prevalse la modifica da Sozzonome a Senzanome, motivando il nuovo odonimo con una famiglia Senzanome che sarebbe esistita a Bologna.

Burgo, Strata Guazacogle, Contrata GuazatoriBorgo della Guazzatoglia, Sguazzacoi
Questi odonimi, che sono antichissimi, essendo documentati fin dal XIII secolo, indicano chiaramente la presenza di un guazzatoio, ovvero di uno specchio d'acqua per abbeverare e/o lavare animali (cavalli, ma non solo).

Musomo.
Il Salaroli (pag. 47) scrisse che era nome infame. Sempre il Salaroli (a pag. 64) scrisse che Sozzonome era chiamato così perché aveva un nome sporco. Anche per Sguazzacuoi (ibidem) il Salaroli disse che era nome infame. Dal che sembra di dedurre che Sozzonome nascondesse l'uno o l'altro, se non tutti e due, di questi nomi infami. Ma ciò è tutt'altro che evidente. Sguazzacuoi, come abbiamo appena visto, significa Guazzatoio e non cela alcunchè di infame né tanto meno di osceno.
Probabilmente il Salaroli (e non solo lui) si fece suggestionare dall'odonimo Sozzonome e attribuì significati sporchi a Musomo e Sguazzacuoi.
L'Avogaro, citato dal Fanti (II, 723) ipotizzò un relazione tra Musomo e mosa, che è una voce di origine lombarda che significa pantano. Il pantano ha senso in presenza di un guazzatoio, pertanto la probabilità che l'Avogaro abbia ragione sono abbastanza alte.

Qui drieto.
Solo lo Zanti elencò questo odonimo, dal significato peraltro intuitivo e su cui non ci si sofferma.

Sozzonome.
L'interpretazione di Sozzo Nome  come nome sporco è la più comune. Da considerare leggenda metropolitana la storiella (degna di Facebook) secondo cui questa via un tempo si chiamava Fregatette e per coprire questo nome indecente si usò la perifrasi Sozzonome.
Vero è che nel XVI secolo Sozzonome fu considerato indecente e nel 1575 (Guidicini, ibidem) un decreto del governo di Bologna intimò che questa via doveva chiamarsi Borgo di S. Maria della Neve, prendendo spunto dall'oratorio di Santa Maria della Neve in capo a questa via, ma questo nuovo odonimo non entrò nell'uso comune.
Per contro la via Fregatette esistette a lungo ed in parallelo con Sozzonome (vedi via del Fossato).
Il Fanti, una volta tanto, dette credito ad una modifica fatta durante la riforma toponomastica del 1873-78, che cambiò Sozzonome in Senzanome (modifica motivata presupponendo l'esistenza di una famiglia Senzanome). Il Fanti (II, 723) evidenziò molti documenti che comprovano il nome gentilizio Senzanome (un Sinenomine filius Papini nel 1173, un Guilielmus de Senthanome nel 1291, un Bagarotto di Senzanome nel 1220, un Pipino quondam Iohannis de Senzanome nel 1336, e così via), e ciò bastò per fargli affermare che, in sostanza, Sozzonome è variazione (forse non priva di intenti satirici) di Senzanome.
Va detto però che nessuno dei documenti descritti dal Fanti certifica la presenza di qualcuno di questi Senzanome nella nostra via (nemmeno nei paraggi, a quanto pare).
Inoltre l'antica famiglia bolognese dei Senzanome non è citata in nessuno dei tantissimi elenchi di famiglie bolognesi. Sembra improbabile che una famiglia Senzanome (posto che i Senzanome di Bologna siano veramente esponenti di una famiglia e non un modo di dire quando di una persona si conosce solo il nome della madre) di fatto sconosciuta abbia dato nome ad una via e che questo nome sia stato storpiato fin dal 1338 senza che il nome originario abbia lasciato traccia, nemmeno negli estimi di qualche anno prima (quelli del 1296/97).
Rimaniamo quindi nel mistero.
Senza pretesa di volere introdurre nuove verità, però è il caso di segnalare che Suz (il nome di questa via in lingua Bolognese è Suz Nom) in nessun vocabolario della lingua bolognese ha il significato di Sozzo, che viene tradotto, piuttosto, con lérz o anche mérd, ma mai suz.
La pianta del Mitelli riporta Suznome.
Nel vocabolario di Mariano Aureli (Nuovo Dizionario Usuale Tascabile del Dialetto Bolognese, 1851, pag. 293) ed in quello di Ermanni Ferrari (Vocabolario Bolognese-Italiano, già compilatp da Claudio Ermanni Ferrari, terza edizione, 1853, pag. 547), Suz ha il significato di Soccio o Mezzaiolo. Mezzaiolo è sinonimo di Mezzadro; soccio invece è chi prende il bestiame a soccida (la soccida è un contratto agricolo per il quale un proprietario di bestiame concede ad altri l'allevamento e lo sfruttamento del bestiame. Il legame linguistico tra soccida, soccio e suz è evidente).
E' suggestiva la presenza di un antico guazzatoio per bestiame e la possibilità che ivi vi fosse qualcuno che allevava bestiame a soccida.

Paradiso.
Questo odonimo è da legare alla costruzione dell'oratorio di Santa Maria della Neve, sede della confraternita omonima. E' uno dei tanti Paradiso associati a vie di Bologna, sempre correlati a luoghi sacri. Si veda via del Paradiso.

Borgo di Santa Maria della Neve.
Come abbiamo visto poc'anzi, questo fu nome imposto per decreto nel 1573, imposizione che ebbe poca fortuna.


Fonti citate in questo articolo.
ZantiNomi, et cognomi di tutte le strade, contrade, et borghi di Bologna, di Giovanni Zanti  pubblicato nel 1583.
AlidosiNomi delle strade, vie, borghi, et vicoli, che sono nella città di Bologna, di Giovanni Niccolò Pasquali Alidosi, pubblicato nel 1624).
BanchieriOrigine Delle Porte, Strade, Borghi Contrade, Vie, Viazzoli, Piazzole, Salicate, Piazze, e Trebbi dell'Illustrissima Città di Bologna con i loro Nomi, Pronomi, e Cognomi, di Camillo Scaligeri della Fratta (pseudonimo di Adriano Banchieri), pubblicato da Clemente Ferroni nel 1635.
MitelliBologna in pianta, città del Papa, famosa pianta di Agostino Mitelli, pubblicata nel 1692.
SalaroliOrigine di tutte le strade sotterranei e luoghi riguardevoli della città di Bologna di Ciro Lasarolla (Pseudonimo di Carlo Salaroli), pubblicato nel 1743.
MonariCittà di Bologna posta in pianta in esatta misura con la distinzione de portici che sono in essa, Pianta di Gregorio Monari, pubblicata nel 1745.
GuidiciniCose Notabili della Città di Bologna ossia Storia Cronologica de' suoi stabili sacri, pubblici e privati, di Giuseppe Guidicini (scritto prima del 1837, ma pubblicato nel 1868).
LippariniDegli uomini illustri cui sono intitolate le piazze e le vie della città di Bologna, di Innocenzo Lipparini, Società Tipografica Compositori, Bologna, 1875.
Avogaro: Contributo onomastico alla corografia di Bologna antica, di Carlo Avogaro, in "L'Archiginnasio", Bologna, XVIII(1923) e XIX(1924).
Estimi 1296/97Atlante Storico delle città italiane. Emilia Romagna, 2 Bologna. A cura di Francesca Bocchi, pubblicato da Grafis, Bologna, 1995,1998 (contiene gli Estimi 1296/1297)
Fanti: Le Vie di Bologna. Saggio di Toponomastica Storica, di Mario FantiIstituto per la Storia di Bologna, 2000.