Re Enzo (Piazza)

Piazza Re Enzo.
Slargo a levante del Palazzo Re Enzo, a nord di piazza Maggiore e del Palazzo del Podestà, a sud di via Rizzoli e a ovest del complesso compreso tra l'imbocco di via degli Orefici e via Rizzoli.
Quartiere Santo Stefano.
Prima documentazione dell'odonimo: 1915.

Piazze Re Enzo nasce recentemente con la demolizione di un intero isolato e delle vie che lo percorrevano. Le vie scomparse sono: 

Via Accuse.
La scomparsa via Accuse costeggiava il Palazzo del Podestà, dall'angolo di fronte a via degli Orefici fino al voltone settentrionale, facendo angolo attorno alla torre Lambertini o del Capitano del Popolo.
Lo Zanti scrisse che le viuzze intorno al palazzo del Podestà erano note con il nome generico di Nodarie, facendo riferimento alla presenza degli uffici dei notai che ricevevano e registravano le accuse per i danni ricevuti nel contado, le quali accuse poi diedero il nome alla via. L'Alidosi, nel 1624, già utilizzò l'odonimo Accuse per questa via, aggiungendo che in passato veniva chiamata via degli Armaroli ed anche via del Pozzo del Capitano. Il Pozzo del Capitano indicava una piccola corte dietro alla scomparsa chiesa di San Michele del Mercato di Mezzo.

Via e Piazzetta della Canepa detta anche Merzarie (Mercerie) e Pavaglioncino.
Questa via andava dal voltone settentrionale del Palazzo del Podestà al Mercato di Mezzo (oggi via Rizzoli).
L'odonimo Merzarie, usato dall'Alidosi, è quanto mai chiaro essendovi stata qui la residenza dell'arte dei Merciai. Per Pavaglioncino il Banchieri spiegò che era un luogo, come il Pavaglione, dove si faceva il mercato dei folicelli da seta. Il Masini nella sua Bologna Perlustrata (Bologna 1666, I vol. pag. 366) fu ancora più preciso indicando il Pavaglioncino nella piazzetta della Canepa e affermando che il Pavaglione era luogo del mercato dei folicelli del territorio, mentre il Pavaglioncino era luogo di mercato per i folicelli di città. Il Salaroli invece fece coincidere il Pavaglioncino con il Pozzo del Capitano, ed è abbastanza chiaro su questo punto, descrivendo il Pavaglioncino come Piazza rinchiusa, come effettivamente è il Pozzo del Capitano e non è la piazzetta della Canepa. Una ipotesi plausibile, ma non provata, è che il mercato dei folicelli si sia fatto in tempi diversi in entrambi i luoghi e che quindi il nome Pavaglioncino sia stato dato, sempre in tempi diversi, ad entrambi i luoghi.

Vicolo del Pozzo del Capitano o Corte delle Massare.
Era un vicolo metteva in comunicazione via Accuse con il Mercato di Mezzo (oggi via Rizzoli). Al tempo dell'Alidosi, il vicolo era chiuso sul Mercato di Mezzo da una portazza a levante della chiesa di San Michele. In tale vicolo, ancora al tempo dell'Alidosi (pag. 24), vi era un pozzo di cui si serviva il Capitano del Popolo, la cui residenza era nei paraggi. Il nome di Corte delle Massare ha la sua ragione nel fatto che in questo luogo si radunavano le donne serventi per fare spesa al mercato.

Via della Corda.
Questa via costeggiava il lato settentrionale del Palazzo di Re Enzo, mettendo in comunicazione la via o piazzetta della Canepa con piazza del Nettuno.
Il nome di via della Corda è legato al tormento della corda che dal 1604 veniva inflitto qui (Guidicini, II, 404). Precedentemente fin dal 1436 i tratti di corda venivano inflitti nell'angolo del palazzo del Podestà dalla parte di via Orefici. Alcuni lavori di ripristino del Palazzo pubblico, iniziati nel 1603, imposero il trasferimento del luogo di tale supplizio e la "girella" (la carrucola usata per il supplizio) venne murata nel voltone della Piazza del Nettuno che da allora in poi venne chiamato Voltone della Corda. 

Piazza Uccelli.
Nessun autore antico riportò questo nome che comunque fu ufficializzato recentemente, a metà del XIX secolo. L'odonimo fu orginato dal mercato del pollame che vi si faceva almeno fin dal XVII secolo e fino al XIX secolo (e non dal cognome di un negoziante del luogo come ipotizzò il Fanti).
il Banchieri pose una Piazza Pollarola in un angolo di piazza Maggiore dalle Pescherie fino alle Orefizerie, e ne giustificò il nome affermando che nei giorni di mercato ivi, fin'oggidì, si vendono i pollami.
Quel fin'oggidì ci dice che il Banchieri (il cui libro fu pubblicato postumo nel 1635) vide con i suoi occhi il mercato del pollame, e che non si tratta di storiella inventata o riportata da autori più antichi, come spesso il Banchieri fece.
A confermare l'uso che ancora se ne faceva nel XIX secolo, il Regolamento di posteggio, e discipline da osservarsi rispettivamente da Vendori e Rivenditori su la Pubblica Piazza (Collezione, pag. 69), confermò ai pollaroli lo spazio di Piazza Uccelli.

Una nota su quanto scrisse il Banchieri,
Poco oltre la descrizione di Piazza Pollarala, nel suo libro, affermò che nei pressi di questa piazza è il palazzo detto del Registro, sede dei Notai.
E' evidente che questo palazzo è il palazzo dei Notai.
Questa sembra una contraddizione del Banchieri che pose la piazza Pollarola simultaneamente in due luoghi diversi.
Lo Zanti pose una Piazza Pularola all'imbocco di via IV novembre, nella cui voce abbiamo visto che Pularola è legato alla pula del grano e non ai polli.
Il riferimento del palazzo dei Notai sembra confermare che la piazza Pollarola del Banchieri sia questa, all'imbocco di via IV Novembre.
Senonché, come si è visto poc'anzi, il Banchieri fu testimone di quel mercato del pollame, ma non pare vi sia mai stato un mercato del pollame all'imbocco di via IV Novembre.
Peraltro la localizzazione dalle Pescherie fino alle Orefizerie coincide esattamente con lo slargo che l'Indicatore nel 1854 documentò come Piazza Uccelli.
Una conclusione probabile è la seguente: Piazza Pularola era all'inizio di via IV Novembre, vicino al Palazzo dei Notai, e di tale nome ne esisteva il ricordo al tempo dello Zanti e del Banchieri.
Al tempo del Banchieri era operativo un mercato del pollame nell'estremità di piazza Maggiore, tra via Pescherie Vecchie e via Orefici, tale da generare un nome spontaneo che poteva essere Piazza Pollarola, per poi diventare Piazza Uccelli.
Il Banchieri avrebbe quindi confuso i due odonimi. Questa confusione potrebbe trovare ragione leggendo una nota dello stampatore (Giovanni Battista Ferroni) della prima edizione del 1635, scomparsa nella ristampa ad opera dello stampatore Costantino Pisarri, del 1712.
Questa nota dice testualmente:
Per la longa, e perpetua assenza dell'Autore, e per vari, e diversi altri accidenti si sono fermate un pezzo le stampe di questa Operetta, e forse ella si sarà infermata per questo. Lettore, non ti maravigliarai, se osservassi qualche cosetta manchevole, ò per penna troppo frettolosa di chi transcrisse da principio l'originale dell'Autore, ò per lo tempo che ha cagionato mutamenti in alcune, benché poche, cose, le quali potrai correggere, e medicare da te stesso facilissimamente, e godere anche il resto con gusto, promettendoti nella ristampa una riforma di garbo, e felicemente vivi, che vuol dire allegro.
L'autore morì nel 1634, quindi l'opera rimase incompleta ed imperfetta, con qualche tentativo di supplire alle lacune da parte dello stampatore che recuperò anche alcune note di Ruffino della Ragazza, della metà del XVI secolo.
Assai probabilmente la confusione nacque dalla imperfezione del lavoro del Banchieri e da una non attenta trascrizione dei suoi manoscritti.

Via Spaderie.
Lo spazio che questa via scomparsa occupava coincide grosso modo con quello occupato dal portico sul lato occidentale del palazzo Ronzani.
Le altre vie intorno a via Spaderie facevano rifermento ad arti e mestieri che avevano in tali vie le loro botteghe: Calzolerie, Pelliccerie, Drapperie, Cimarie, Giubbonerie, Orefici, Caprarie... l'ipotesi del Guidicini, che la concentrazione in questa via di botteghe in cui venivano fabbricate spade ed armi da taglio abbia dato l'origine al nome della via, appare estremamente probabile.
A Bologna esistevano compagnie della arti e compagnie delle armi (queste ultime divise per quartieri).
La Compagnia delle Spade faceva parte del quartiere di San Pietro e si radunava in San Tommaso del Mercato. Drappieri e Beccai avevano presenza sia nelle compagnie delle arti sia in quelle delle armi. Pellicciai, calzolai, ecc. costituivano solo compagnie delle arti. E' evidente che gli odonimi (scomparsi e non) di questa zona centrale, nel Mercato di Mezzo sono legati alle antiche compagnie della arti e delle armi. Così anche la nostra via Spaderie.

Infine, la lettura della pianta dell'Aretusi chiarisce che all'inizio del XVII secolo si usava l'odonimo via delle Prigioni che indicava l'insieme delle vie Accuse e della Canepa e probabilmente anche via della Corda. Si veda a questo proposito piazza del Nettuno.

La delibera consiliare del 5 dicembre 1915 diede l'attuale nome a questa piazza.


Fonti citate in questo articolo.
ZantiNomi, et cognomi di tutte le strade, contrade, et borghi di Bologna, di Giovanni Zanti  pubblicato nel 1583.
AlidosiNomi delle strade, vie, borghi, et vicoli, che sono nella città di Bologna, di Giovanni Niccolò Pasquali Alidosi, pubblicato nel 1624).
BanchieriOrigine Delle Porte, Strade, Borghi Contrade, Vie, Viazzoli, Piazzole, Salicate, Piazze, e Trebbi dell'Illustrissima Città di Bologna con i loro Nomi, Pronomi, e Cognomi, di Camillo Scaligeri della Fratta (pseudonimo di Adriano Banchieri), pubblicato da Clemente Ferroni nel 1635.
SalaroliOrigine di tutte le strade sotterranei e luoghi riguardevoli della città di Bologna di Ciro Lasarolla (Pseudonimo di Carlo Salaroli), pubblicato nel 1743.
Collezione: Collezione delle leggi, proclami ed editti pubblicati in Bologna dopo il ritorno delle truppe francesi seguito li 28 giugno 1800. Parte XXII, pubblicato a Bologna, per le stampe dei Sassi, nel 1801.
GuidiciniCose Notabili della Città di Bologna ossia Storia Cronologica de' suoi stabili sacri, pubblici e privati, di Giuseppe Guidicini (scritto prima del 1837, ma pubblicato nel 1868).
Fanti: Le Vie di Bologna. Saggio di Toponomastica Storica, di Mario FantiIstituto per la Storia di Bologna, 2000.