Paradiso (Via del)

Via del Paradiso.
Quartiere Saragozza.
Prima documentazione dell'odonimo: 1300.

Un rogito del 6 maggio 1300 (Guidicini, IV, 45) attestò già allora l'uso dell'odonimo Paradiso.
Dallo Zanti in poi tutti gli autori ricordarono sempre e solo questo nome per questa via.
Sull'origine di questo odonimo furono formulate diverse ipotesi.
Lo Zanti affermò che nei paraggi era un giardino nel quale vi erano infiniti pomi che si chiamano paradisi, da cui ebbe origine l'odonimo.
Il Salaroli paragonò la strettezza della via con la difficoltà della via che conduce al Paradiso.
L'Avogaro interpretò l'odonimo Paradiso genericamente come via che porta ad un luogo sacro.
Il Fanti (II, 591, 592) ricordò che paradisus veniva utilizzato nel latino medievale per indicare un atrio antistante a una chiesa, anche con il significato di cimitero.
E' vero che a Bologna paradiso veniva utilizzato come aggettivo associato a frutta (non solo pomi, ma anche, e forse soprattutto uva - uva paradisa) per indicarne la dolcezza.
E' altrettanto vero che nel XIII secolo paradiso veniva utilizzato per indicare nelle chiese paleocristiane e romaniche, il cortile scoperto circondato dal quadriportico davanti alla chiesa (garzantilinguistica), anche se il significato più antico di paradiso è quello di giardino, orto ameno (etimologia dal lat. tardo paradīsu(m), dal gr. parádeisos ‘parco’, dalla voce iranica pairidaēza ‘luogo recintato’ - Garzantilinguistica).
Gli spazi antistanti vennero usati come cimitero (assumendo il nome di sagrato, ovvero terreno consacrato). Vale la pena di ricordare che prima della creazione del cimitero comunale voluto da Napoleone, ogni chiesa parrocchiale di Bologna (e prima di Napoleone ce ne erano tante) aveva il suo sagrato o cimitero dove venivano seppelliti i parrocchiani.
Il Fanti elencò alcuni documenti del XIII secolo in cui si citava il paradiso della chiesa di San Giovanni in Monte, dove pare di capire che, appunto, trattavasi di spiazzo nel pressi della chiesa.

L'ipotesi dello Zanti, pur avendo qualche elemento di plausibilità, non appare probabile.
Sicuramente non è accettabile la spiegazione del Salaroli.
Quanto disse l'Avogaro è probabilmente l'ipotesi corretta, come affermò anche il Fanti.
Il luogo sacro a cui la via portava non era il convento dei santi Ludivico ed Alessio (ora Istituto di rieducazione per minorenni), non esistendo questo prima del 1350), ma era la chiesa di San Niccolò, in via San Felice al numero 41, ora in stato di abbandono, ma parrocchiale (quindi con il suo cimitero) fin dal XII secolo.


Fonti citate in questo articolo.
ZantiNomi, et cognomi di tutte le strade, contrade, et borghi di Bologna, di Giovanni Zanti  pubblicato nel 1583.
SalaroliOrigine di tutte le strade sotterranei e luoghi riguardevoli della città di Bologna di Ciro Lasarolla (Pseudonimo di Carlo Salaroli), pubblicato nel 1743.
GuidiciniCose Notabili della Città di Bologna ossia Storia Cronologica de' suoi stabili sacri, pubblici e privati, di Giuseppe Guidicini (scritto prima del 1837, ma pubblicato nel 1868).
Avogaro: Contributo onomastico alla corografia di Bologna antica, di Carlo Avogaro, in "L'Archiginnasio", Bologna, XVIII(1923) e XIX(1924).
Fanti: Le Vie di Bologna. Saggio di Toponomastica Storica, di Mario FantiIstituto per la Storia di Bologna, 2000.