Libertà (Via della)

Via della Libertà.
Da via Castelfidardo a Mura di Porta d'Azeglio.
Quartiere Saragozza
Prima documentazione dell'odonimo: 1692.

Dai più antichi autori (Zanti, Alidosi, Banchieri, Aretusi) fino alla fine del XVIII secolo questa via era nominata questa via Bagno Marino o Borgo di Bagno Marino.
Il Mitelli nella sua pianta sopra la via pose la scritta Via della Madonna della Libertà, ma subito sotto aggiunse Bagno Marino.
L'origine dell'odonimo via della Madonna della Libertà si comprende bene sapendo che la nostra via finisce contro un edificio che oggi è ad uso profano, ma che fino all'inizio del XIX secolo era una chiesa, sede di una congregazione laicale, dedicata alla Madonna della Libertà. Pare (Guidicini, III, 317) che l'immagine della Vergine, qui venerata, provenisse dal Palazzo Comunale e che sia stata dedicata alla Libertà, in riguardo della parola Libertas nello stemma del Comune di Bologna.

Sappiamo (vedi Introduzione: dall'odonomastica popolare all'odonomastica ufficiale) che la pianta del Monari fu la base per le denominazioni da incidere sulle Lapidette da apporre nelle vie. Con qualche eccezione, motivata per lo più da ragioni politiche: così, come scomparve la via Imperiale (via Augusto Righi) per una più appropriata via Repubblicana, anche la nostra via, il cui nome principale era Bagno Marino, ma era conosciuta anche come via della Madonna della Libertà, fu ribattezzata semplicemente via della Libertà, eliminando la Madonna, ma facendo rimanere una delle tre parole simbolo della rivoluzione francese.

La denominazione Bagno Marino o Borgo di Bagno Marino è antichissima, essendo questo odonimo già in uso nel 1213 (Fanti, II, 463).
Per quanto riguarda la ragione che sta alla sua origine, pare da scartare ogni legame con la leggenda di San Procolo, ipotizzata dall'Alidosi e ripresa dal Salaroli, secondo cui da una posterla delle mura sarebbe qui entrato il martire bolognese dopo che gli era stata tagliata la testa in Val Verde per l'uccisione del Proconseole Marino, i cui bagni sarebbero stati ubicati da queste parti.
E' preferibile, come fece il Fanti (II, 463), associare Bagno Marino alla tradizione bolognese secondo cui l'acquedotto romano di Bologna fu fatto costruire dal console Caio Mario, la stessa tradizione che assegnò il nome Bagni di Mario alla cisterna di raccolta delle acque per la fontana del Nettuno fatta costruire da Tommaso Laureti nel 1564.
La presenza nelle vicinanze di una porta Mariana, che doveva essere quella su via Tagliapietre nella seconda cerchia di mura di Bologna è un altro indizio in tale senso.


Fonti citate in questo articolo.
ZantiNomi, et cognomi di tutte le strade, contrade, et borghi di Bologna, di Giovanni Zanti  pubblicato nel 1583.
AlidosiNomi delle strade, vie, borghi, et vicoli, che sono nella città di Bologna, di Giovanni Niccolò Pasquali Alidosi, pubblicato nel 1624).
BanchieriOrigine Delle Porte, Strade, Borghi Contrade, Vie, Viazzoli, Piazzole, Salicate, Piazze, e Trebbi dell'Illustrissima Città di Bologna con i loro Nomi, Pronomi, e Cognomi, di Camillo Scaligeri della Fratta (pseudonimo di Adriano Banchieri), pubblicato da Clemente Ferroni nel 1635.
AretusiOrigine di Bologna. Pianta di Bologna di Costantino Aretusi, pubblicata nel 1636.
MitelliBologna in pianta, città del Papa, famosa pianta di Agostino Mitelli, pubblicata nel 1692.
SalaroliOrigine di tutte le strade sotterranei e luoghi riguardevoli della città di Bologna di Ciro Lasarolla (Pseudonimo di Carlo Salaroli), pubblicato nel 1743.
MonariCittà di Bologna posta in pianta in esatta misura con la distinzione de portici che sono in essa, Pianta di Gregorio Monari, pubblicata nel 1745.
GuidiciniCose Notabili della Città di Bologna ossia Storia Cronologica de' suoi stabili sacri, pubblici e privati, di Giuseppe Guidicini (scritto prima del 1837, ma pubblicato nel 1868).
Fanti: Le Vie di Bologna. Saggio di Toponomastica Storica, di Mario FantiIstituto per la Storia di Bologna, 2000.