Belfiore (Via)

Via Belfiore.
Quartiere Saragozza.
Prima documentazione dell'odonimo: 1692 (Belfiore).

Questa via assunse l'attuale conformazione con la creazione del Collegio di Spagna, costruito tra il 1364 ed il 1367 e accresciuto in seguito. Non si hanno notizie precise di quale fosse la viabilità precedentemente. Sappiamo che nel 1365, per la costruzione del collegio, fu chiuso un vicolo chiamato Landronella (Guidicini, V, 23 e segg.), odonimo evidentemente derivato da androna, che attraversava l'isolato occupato oggi dal Collegio. Sappiamo anche, sempre dal Guidicini (V, 170), che nei paraggi, probabilmente tra via d'Azeglio e via Tagliapietre, c'era un altro vicolo chiamato Broglio dei Maccagnani, la cui scomparsa, avvenuta tra il 1365 ed il 1408 (si veda più avanti), potrebbe essere legata alla creazione del Collegio di Spagna, ma non ci sono sufficienti elementi di certezza.
Probabilmente dove Via Belfiore e Via Urbana si incrociano, doveva esserci del terreno pubblico incolto che nel 1518, il 2 marzo, venne concesso al Collegio (Guidicini, V, 27). Teniamo conto che nel 1518 la via Urbana, da via Belfiore a via d'Azeglio non c'era ancora. Il terreno vacuo fu incorporato nell'area del Collegio, con la costruzione di muri, con la clausola di lasciare larga 25 piedi (circa 9,5 metri) la strada che andava a San Martino della Croce dei Santi. 
Questa strada era la nostra via Belfiore, che evidentemente all'epoca era, almeno in parte, più uno spiazzo incolto che una vera e propria strada selciata. Probabilmente, in cambio della cessione del terreno, il Collegio provvide a sistemare in maniera decorosa la via, lasciandole 25 piedi di larghezza, e forse anche selciandola. Teniamo conto che la presenza del vicolo Landronella implica la presenza di cloache a cielo aperto, di cui forse la nostra via non era immune.
Il Salaroli documenta un condotto che dalle suore del Corpus Domini andava alla Croce dei Santi. Questo condotto probabilmente raccoglieva, mediante un chiavicotto, le acque di un ramo derivato del Canale di Savena che entrava nel Convento del Corpus Domini. Non si sa se questo condotto passava attraverso il Collegio, oppure se passava su via Belfiore. Probabilmente però lavava il vicolo Landronella.
L'odonimo Belfiore deve essere nato intorno alla metà del XVII secolo perché lo Zanti ed il Banchieri non ne parlano, mentre l'Alidosi e l'Aretusi la chiamano Broilo di MacagnaniBroilo de' Maccagnani, specificando che è dietro il Collegio e che va dritto alla chiesa di S. Martino dalla Croce dei Santi (Alidosi, pag. 15). Anche il Salaroli ripete Broglio dei Maccagnani, ma, come il Guidicini fa notare, dovrebbe trattarsi di errore.
Viceversa, Belfiore e Bel Fiore compaiono nella pianta del Mitelli (1692) ed in quella del Monari (1745).
Il Guidicini la chiamò Belfiore di Saragozza, per distinguerla da altre Belfiore (c'era una via Belfiore tra via Schiavonia e via San GIorgio, ora ridotta a via chiusa e Belfiore era pure nome alternativo dell'Androna di San Leonardo, oggi parte di Vicolo Bolognetti), e ci disse che la via era chiamata in precedenza Via della Croce dei Santi e Via Dietro al Collegio di Spagna. Va detto che via della Croce dei Santi è riferito più propriamente al tratto di Via del Collegio di Spagna dalla confluenza con Via Belfiore a via Barberia, ma è il Guidicini che fa partire la via Belfiore da via Barberia "appropriandosi" di un tratto di Via Collegio di Spagna. Gli altri autori sono concordi nel fare partire via Belfiore dal via del Collegio di Spagna, come anche il Catasto Pontificio Gregoriano (1835) conferma.
Credo che il Guidicini, abbia preso spunto dalla pianta dell'Aretusi per l'odonimo Via Dietro il Collegio di Spagna.
Via Belfiore ha superato la prova di tante riforme toponomastiche ed è arrivata a noi con il suo nome che probabilmente sottolinea per analogia o per antifrasi qualche aspetto o caratteristica che la via aveva. Il Belfiore associato all'Androna di San Leonardo, essendo l'androna sostanzialmente una cloaca a cielo aperto voleva sottolineare per antifrasi la maleodoranza che poteva avere quella via. Nel nostro caso, esclusa la presenza di fognatura a cielo aperto, forse l'assegnazione è stata fatta per analogia, ma siamo destinati a rimanere nel dubbio perché non vi sono elementi in grado di spingerci in una direzione piuttosto che in un'altra.
Infine una nota sul Broglio dei Maccagnani.
E' certo che il Broglio dei Maccagnani esistette in questi luoghi fin dal XIII secolo. E' certo anche che in queste zone c'era la chiesa di San Simone dei Maccagnani che nel 1366 era parrocchia, ma che nel 1408 risulta soppressa e scomparsa. Sembrerebbe però che il Broglio in questione fosse tra le attuali via D'Azeglio e via Tagliapietre nella zona occupata dal Palazzo Sanuti Bevilacqua.
Esiste un relitto di vicolo, oggi senza uscita, al numero 8 di Via de' Carbonesi, noto in antichità come Val di Brigola, citato già dal Masini nella sua Bologna Perlustrata, che forse comunicava con il Broglio dei Maccagnani.
Sicuramente il Broglio dei Maccagnani non è identificabile con Via Belfiore.

Fonti citate in questo articolo.

ZantiNomi, et cognomi di tutte le strade, contrade, et borghi di Bologna, di Giovanni Zanti  pubblicato nel 1583.
BanchieriOrigine Delle Porte, Strade, Borghi Contrade, Vie, Viazzoli, Piazzole, Salicate, Piazze, e Trebbi dell'Illustrissima Città di Bologna con i loro Nomi, Pronomi, e Cognomi, di Camillo Scaligeri della Fratta (pseudonimo di Adriano Banchieri), pubblicato da Clemente Ferroni nel 1635.
AretusiOrigine di Bologna. Pianta di Bologna di Costantino Aretusi, pubblicata nel 1636.
MitelliBologna in pianta, città del Papa, famosa pianta di Agostino Mitelli, pubblicata nel 1692.
SalaroliOrigine di tutte le strade sotterranei e luoghi riguardevoli della città di Bologna di Ciro Lasarolla (Pseudonimo di Carlo Salaroli), pubblicato nel 1743.
MonariCittà di Bologna posta in pianta in esatta misura con la distinzione de portici che sono in essa, Pianta di Gregorio Monari, pubblicata nel 1745.
GuidiciniCose Notabili della Città di Bologna ossia Storia Cronologica de' suoi stabili sacri, pubblici e privati, di Giuseppe Guidicini (scritto prima del 1837, ma pubblicato nel 1868).