Basadonne

Denominazione moderna(2015): Vicolo scomparso
E' documentato nella pianta dell'Aretusi.
Il Banchieri nel 1635 lo nomina e ne dà, come spesso fa, una tanto gustosa quanto fantasiosa spiegazione (1).
Il Salaroli(2) lo descrive come vicolo strettissimo che va da via delle Tuate (odierna via delle Moline) a Via Berlina (via Guglielmo Oberdan).
Dalle notizie riportate dal Guidicini capiamo che l'imbocco su via Berlina (via Guglielmo Oberdan) fronteggiava via Bertiera


(2) Scrive il Salaroli:
"Basadonne è un Vicolo strettissimo che è dietro il Convento de Frati di S. Martino, principia dalla Via delle Tuate, dette ancora delle Stadiere ,e volta dietro detto Convento , ed ha fine nella Via delle Berline sul canto delle Case nuove di detti Frati. Un Ramo della Famiglia nobile de Basadonna di Venezia di là bandita, venne a Bologna , ed ebbe la loro Casa sul detto canto di detta Casa, venduta a' detti Frati, Si dimandarono poi degli Organi per lavorare in detti Instrumenti".

Il Guidicini invece scrive a proposito della casa n.1966:
"Casa del cantone del vicolo Basadonne sulla strada che andava alle Moline. Nel 1583 era dei Dal Ferro. Confinava cogli Asti, coi Gattinoni, e detta via.
Dicesi che questa casa abbia appartenuto alla famiglia Basadonne bandita da Venezia, e stabilita in Bologna, dove applicatasi alla fabbricazione degli organi cambiò il suo cognome in quello degli Organi. Il 17 aprile 1608 apparteneva a Battista Dalla Torre, e confinava col vicolo Basadonne, colla casetta di Lodovico, e di Pier Paolo Asti, coi PP. di S. Martino, e con un cortile per andare al canale di Reno".

Scrive ancora, a proposito del convento di San Martino:
"Il 27 agosto 1611 si concesse suolo ai frati di S. Martino per proseguire il portico poco prima innalzato nelle vicinanze delle Moline, fino al vicolo di Basadonne, occupando piedi 4 e oncie 10 in larghezza, e piedi 38 in lunghezza. Rogito Cosmo Gualandi.
Si trova memoria che i frati chiusero la strada fra la chiesa, e l'ospitale di San Martino con licenza del Senato emanato il 13 dicembre 1611.
1641 16 luglio. Permesso ai frati di S. Martino di continuare il loro portico sino al vicolo Basadonne con occupazione di suolo in larghezza piedi 38, piedi 58 in detto vicolo lasciandolo largo piedi 10".

La famiglia Basadonne abitò anche la casa al n.2611 in via dei Giudei:
"Questa casa appartenne alla famiglia Degli Organi, e vi si vedevano le loro armi. Questo ramo discendeva dalla famiglia Basadonne bandita da Venezia. che passò a Forlì, e di là venne uno di loro a stabilirsi in Bologna. Nel 1715 era dei Parenti, ed ultimamente dei Ramenghi".

Il Guidicini fa anche la seguente considerazione:
"Sappiamo dai vari decreti prodotti al N° 1958 della via delle Case Nuove di S. Martino, che furono chiusi, ed incorporati entro la clausura di S. Martino alcuni vicoli, e che è certo, che tutti i torresotti o porte del secondo Circondario esistenti, o atterrati corrispondevano ad una strada delle primarie della città, e ad un borgo fuori di essa. Il solo Torresotto di S. Martino corrisponde ad un piccol tratto di strada di poche pertiche che terminava alla via larga di S. Martino, la quale divergeva interamente dal detto primo tratto, e dalla direzione del Borgo della Paglia. Questa considerazione fa sospettare, che la via del Torresotto continuasse fino ad incontrare quella di Basadonne, e delle due Bertiere, le quali erano in perfetta direzione di quella del Torresotto, e che cosi anche questa porta corrispondesse ad una strada di qualche estensione nell'interno della città".

(1) Il Banchieri scrive:
"Ha principi alla Berlina sudetta, e circonda tutt quij viazuò, e cuntradel strett,e circundant al Dazi del Mulin. L'urigin mò d' st' nom Basa Donn, sintem stà fola , ch' cuntava la Lola , quand l'hauè al cuor alla rola. La d'seua pr tradizion di su viecch . Al fu una volta un cert Zuvnastr Cittadin Bulgnes, un d'quij, ch'han al cervell d' sopra dal capell; cofa uccors ? mò I' uccors, ch' a st'cervel bislacch a i cascó in pinsier andar a vder dal Mond,e qusì partends da Bulogna, al pres al purtant fuora d'Stramazor, pr andarsn a Roma, e qusi camina, camina,e pò camina, al zuns a Fofsa Cavalina , e l' altr di tant caminò, ch l'arrivò a San Nicolò; quand al fu a CastelI San Pier, al s' mudo d'pinsier, prche essendi dmandà da un garzon dl' Ost, dov i' andava, agl' arspos, ch l'andava a Roma; e prchè al garzò dl'Ost era un'hom liber, a gl'arspos; Sgnor mie, a Roma, ogn matt si doma. Eperche al s' dis, n'schirzar, ch duoia, ne mutzar dal ver, al bon zuvnastr s' pinti d' andar a Roma, e turnandsn a Bulogna , al vultò vela , e con un bon maghett d'quattrin l'andò a Milan , da Milan in Piamont , e dal Piamont in Franza,dov che truvands in la Città d' Paris , a n's' pseva faziar, ne dar par dla grandezza, splendidezza, rialttà, e .libertà d'quij pais, e tra gl'altr generosità d'anim, di Francis, ai dievà in t' l'umor qula crianza, quand un Cavalier saluta una Dama , al iè ares con unesta modestia al salut , e con bas in t'la front . Purtò al cas, ch' a st' bell' umor mancandi i dinar, al bsugnò arsolvers turnar a Bulogna, pr la strà fabricò in tal so cervlazz introdur in là sò Città, quand iomn salutan l'donn (senza vergogna) à i fuss al falut , con un bas in front alla Francesa . Zunt ch'ai fu alla .Patria , al trattò con tre Donn d' metter sù sta suoza; mo stand quel proverbi , tal paes, tal'usanza , la prima d' quel Donn i vultò l' spall , la sigonda i fìè un mustazz a msqulin , e la terza iasrò l'uss in tal muslazz . Quelli ierin tré Donn, tutt trè maridà, abitant in t' una cà d'sta Cuntrà. Qui al bell' umor arzvend pr affront ijnsult arzuù, als'arsols frequentar tant stà .Cuntrà, ch' atruvandl tutt tre in s'l'uss, saIutarl,e basarl lor in t'un'istess  temp; si com tant insidiò, ch la i viegn fatta, ch truvands tutt tre in s'l'uss. al salut e al bas con velocità effettuò; mo l'Donn essend preparà, l'ij corsn adoss con di buon bastun,ch gl'avevan sott al grimbal, es iarvistn ben ben l'cusdur dal zibon dalla part d' drie, dov n' s'psand dfender lù da sti tri magarass instizi, al s'arsols dfendrs con al spadon da do gamb, e qui s' verificò quel ditt Bulgnes , al iè arstà la suoza in s' l' spall, e la Cuntrà uriginò Basa Donn".
"Difendersi con lo spadone a due gambe" era un modo di dire equivalente a darsi alla fuga.