8 - Sonetto sulla morte di Ginevra Sforza.

Diamo nella sua identica ed originale dizione questo curioso documento che circolava per Bologna dopo la di lei morte. Moglie di Sante Bentivogli, poi di Giovanni II, caparbia ed ambiziosa fu madre di molti figli scostumati e sanguinari che l'emularono. Onde non sopravvivere alla sventura toccata a sè ed a' suoi, si strangolò in Busseto li 10 maggio 1507.
A capo del sonetto di autore sconosciuto trovasi questa iscrizione:

Per la morte di Ginevra figlia naturale d'Alessandro Sforza signore di Pesaro, avuta da una bellissima Ebrea, e moglie di Sante Bentivogli eletto capo e rettore del popolo Bolognese, dopo la cui morte passò in seconde nozze con Giovanni II Bentivogli di questo nome capo e conservatore della libertà di Bologna.

SONETTO

Se fui nel mondo carca d'ogni vizio
Empia, maligna, avara, e scellerata
Or son nel Stigio Regno incatenata
Ove d'ogni fallir porto supplizio.

Se il corpo infra l'Ortiche ha fatto ospizio
Ciò avvien perché d'Ebrea Madre son nata
Ha più mi duol che l'alma ho tormentata,
Fra mille pene, e posta in precipizio.

Voi altri Ebrei lasciate ogni mal fare
Pigliate esempio da mia acèrba morte
E come e quale or mi convien purgare.

E tu protervo vecchio mio consorte
Siccome fosti meco a rapinare
Così t'aspetto in la Tartarea Corte.