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Mattiolo

PREFAZIONE

L'autografo della cronaca di Pietro di Mattiolo passò alla Biblioteca universitaria di Bologna insieme ad altri moltissimi manoscritti raccolti da Ubaldo Zanetti.

Quest'Ubaldo Zanetti fu mio speziale che nel secolo scorso tenne suo negozio in Bologna presso la chiesa di S. Bartolomeo di Reno, detta anche della Pioggià. Raccoglieva tutto ciò che di manoscritto gli capitava alle mani, senza molto discernimento, cosicché fra l'immenso acervo delle sue carte e de' suoi codici, si rinvengono molte cose, la conservazione delle quali è veramente ridicola. Lettere d'ignoti che chiedono quattrini in prestito ad altri ignoti; liste d' operai che avevan ristaurata una cantina o rimessi alcuni vetri a una finestra; frammenti di storie copiate da libri a stampa e comunissimi, insomma un inutile ingombro che non serve ad altro se non ad aumentare la difficoltà delle ricerche. 
Però fra tanta cartaccia senza valore , si trovano molti codici di pregio indiscutibile. Il Zanetti faceva i suoi acquisti quando la smania dell' antico s'era sopita col cessare dell' ideale classico del nostro rinascimento, né ancora accennava a risvegliarsi alla luce dei tempi modernissimi. Gli fu facile dunque trovare e comprare molto e anche molto di buono, massime in cronache bolognesi. 
Il numero di queste è talmente straordinario eh' io credo di non cadere nel falso, asserendo che di nessun altra città se ne trovano tante. Lo studio frequentatissimo e celebratissimo, che per tanti secoli ha contribuito a far di Bologna un centro di coltura, ha forse anche il merito di questa fioritura di cronisti. I quali si sono succeduti frequenti e senza la più breve interruzione dal secolo XIII ai nostri giorni. 
Non è giovata dapprima la stampa a diradarli o ad attiepidirne, dirò così, la grafomania, né sono giovati da poi i periodici. E anche oggi non manca chi registra in un libro ciò che accade giorno per giorno in Bologna, ed è notissimo appunto un vecchietto piccolo, curvo e tremante che si reca ogni sera in un pubblico convegno per trascrivere dai diari cittadini ciò che ritiene più interessante. 
Questa del nostro Pietro è senz' alcun dubbio una delle più pregevoli cronache bolognesi. 
Riassume quanto accade nell' ultimo ventennio del sec. XIV e nel primo del sec. XV, senza veruna preoccupazione rettorica, ma con un evidenza e una semplicità maravigliose. Gli sgomenti e le audacie della plebe ignorante, le astuzie e le prepotenze dei forti e dei ricchi, i martirii che sembrano giuochi spietati e i giuochi che sembrano martirii ancor più spietati; le ribellioni di città, le scorrerie fatte sul contado dai capitani di ventura, insomma tutta la trista e pericolosa vita bolognese del medio-evo vive nella modesta opera del nostro buon cronista. Il quale dichiara sin da principio : « Io la ò scritta con veritade al più che io ò possudo, non per male alchuno, ma perchè taluolta è de necessitade, torna in achunzo, o taluolta deletta agli omini de recordarse de le cose passade. » E di questa sua veridicità, cui mostra di tener moltissimo, il lettore può facilmente assicurarsi con un breve lavoro di confronto fra le sue narrazioni e i documenti editi in recenti opere che riguardano a quei tempi e a quei fatti, nei quali si trovò Pietro di Mattiolo. 
Così molte volte avverte di non far menzione d' una cosa perchè non la sa per certo. 
Della sua vita abbiamo notizie baste voli per un cenno.
Egli stesso ci dice che suo padre si chiamò Mattiolo, e che lo mise alle scuole di Porta Nuova dove nel 1371 udì « in fra gli maistri e repetteduri e scolari » certe profezie di non remoti danni che avrebbero colpito la sua patria e il mondo. Dalla data prodotta si può anche argomentare ch' e' nascesse sulla metà del sec. XIV. 
Tutte le notizie, offerte da Giovanni Fantuzzi negli Scrittori bolognesi intorno al nostro Pietro, sono , eh' egli « dell' anno 1378 li 5 Ottobre fu eletto Parroco di S. Michele del Mercato di mezzo e ne prese il possesso nel giorno 12 di detto mese , come per rogito di Paolo Cespi, e che morì dell' anno 1425 come da rogito di Filippo Formaglini. » (1) Il Fantuzzi dichiara in nota d' aver ciò appreso dalle « Memorie di S. Michele raccolte con somma diligenza da Giambattista Palmieri Parroco di detta chiesa. » Dove queste Memorie siano andate a finire, non so, che per quante ricerche abbia fatte nelle nostre Biblioteche comunale e universitaria, nell' Archivio di Stato e nell' Archivio arcivescovile, non ho potuto averne la più piccola indicazione. Forse esistevano manoscritte fra le carte di S. Michele, ma anche di queste s'ignora il destino, dopo che la chiesa fu soppressa. 
Il biografo bolognese però vide veramente quelle Memorie come Giambattista Palmieri vide veramente i documenti indicati. In uno di molti libercoli d' appunti del notaio Paolo Cespi, che si conservano nell'Archivio notarile di Bologna , si legge: 
" MCCCLXXVIIL Actum die quinto Octobris — Vicini et parochiani Ecclesie S. Michaelis de foro medij fecerunt electionem de presbitero petro ex instrumento mei et lohannis de duglolo, qui scripsit. " (2) — In questo tempo circa, in cui diventò parroco di S, Michele in Mercato di Mezzo, cominciò a scrivere la sua cronaca. E alla postura di quella sua nuova dimora, proprio sulla strada che allora, come oggi, era la principale di Bologna, dietro al palazzo del Podestà, e vicino alla piazza, si debbono in gran parte l'abbondanza e la sicurezza delle cose da lui narrate. Se anche ora nelle grandi città torna difficile, senza il soccorso dei giornali, conoscere tutto ciò che accade nei diversi e lontani rioni, che non doveva essere allora quando le relazioni fra individui erano poche? quando  mancavano notiziarii e convegni pubblici ? e quando .finalmente negli inacessibili palazzi del governo si chiudeva il segreto d' ogni avvenimento? 
Tutta la vita politica a quei tempi si esauriva nella piazza. Chi s' impadroniva della piazza era signore della città. Là s'innalzavano le insegne del potere, i roghi e le forche; là s'applaudivano in festa i signori, che da lontano pellegrinavano a qualche nostro santuario, e i Legati pontifici mandati da Roma. Dalle sue torri, quella dell'Arringo o del Podestà e quella del Comune, moveva il primo suono delle campane, che avvisava i cittadini essere i nemici in vista alle mura; in fine, nella piazza a sono de trombette e a voxe de bandidore erano narrate al popolo quelle nuove ch' ei poteva imparare senza nocumento o pericolo di chi governava. E Pier di Mattiolo, abitando proprio nel centro di Bologna, apprendeva così fra i 
primi i destini della patria ! Anzi, talora vide frangersi le lotte contro la sacra quiete della sua chiesuola. La sera del 9 luglio 1404 appena finito il terzo suono della campana del Comune, Pietro di Versuxe cambiatore trucidò Niccolò Ariosti proprio sotto il portico di S. Michele « e tutta quella notte e parte del di seguente ello stette cussì morto, in la ditta ghiexia. » Due giorni dòpo fra Bartolomeo, vescovo dell'ordine dei Frati Minori, trasse a riconciliare il polluto luogo ! II giorno 12 di maggio del 1411, un anno dopo che Baldassarre Cessa era stato eletto papa col nome di Giovanni XXIII, la plebe si sollevò e al grido di « viva il popolo e le arti » depose il cardinale di Napoli che reggeva Bologna come Legato del fiero pontefice. Ma scorsero appena quindici mesi che già i nobili tornarono la città al loro potere e alle Sante Chiavi. 
Nei primi giorni del 1416, durante l'agitazione del concilio di Costanza, dove tre partiti discutevano in favore di tre papi, Bologna si levò di nuovo a rumore contro il governo pontificio e le lotte durarono sino a che la città lu nelle mani d'Antonio Bentivoglio. Martino V, uscito papa legittimo tra le minaccie del concilio e de' scismatici, mosse verso Bologna e da Firenze, (ove si era fermato con la corte) ne chiamò il vescovo. Questi partì il 6 di marzo del 1420 e tornò
ai 24 del detto mese per leggere dall' altare dì S, Pietro « una bolla papale in la quale lo ditto papa Martino pronuntiava tutto Io puouolo de la citade de bollogna esser scomunigado, e tutte le ghiexie de quella esser interdite ex comunicatìone late sententie , se infra lo termene de quìndexe di prosimi che seguisseno , la ditta citade e I Regemento de quella non fosse sego d acordo , e non obedisseno ai soi comandamenti , zoè de Riceverlo in bollogna e d aceptarlo per so signore como vero papa e pastore de la sancta madre ghiexia. » Quanto dolore dovè mai colpire il povero parroco di S. Michele, quando dal presbiterio del duomo udì la minaccia del vescovo ! quanto desiderio che Bologna tornasse tra le braccia della Chiesa ! ! Ma il popolo e il Comune rifiutarono di sottoporsi all' offerto accordo e Pier di Mattiolo , come tutti gli altri preti, non potè più dir messa. 
Ma questo fu ben piccolo danno a confronto di ciò che seguì. Dapprima si riversò sul contado di Bologna l'esercito del papa, condotto da Braccio di Montone, da Carlo Malatesta , dal marchese di Ferrara e da vari altri capitani. La città fu chiusa ; furono rotti i canali che conducevano l'acqua ai mulini; furono saccheggiati e arsi i sobborghi. A questi pericoli e a questi danni comuni, se ne aggiungevano de' speciali pei sacerdoti. Scelti a reggere il Comune Lodovico Marescotti, Giovanni dal Calice, Giacomo di Maso dalle Corregge, Pier Veneziano e Beccadello degli Artinisi , questi "per vigore de l'arbitrio e bailia" imposero a tutti i chierici della città e del contado taglie e tasse veramente eccessive «ch'igli — dice il nostro cronista — non posseano pagare. » Aggiunge che chiusero e tennero i ribelli in prigione, che « mandono la fameglia a chaxa de più persone chirixì per fargli pigliare, E mandono de multi prouisionadi ad alchuni monestieri et al vescouado, che manzauano e beueano e strusiauano zo che gli era, fim chi pagauano, E sereno de fuora le chaxe de Alchuni honestissimi monestieri de religiosi, el Tormento el vino e l altre cose vendeano, è oltra de questo feno fare comandamenti, che gli Mulinari non maxenasseno ad alchuna generatione de chirixi né a fradi né a suori né preti né chirixi de neguna conditione, E ch i fornari no gli coxesseno del pane, E ehe del sale non gli fosse vendudo, Oltra de questo procazono d auere gli liuri di consortii per rescodere gli afiti soi, E quigli de la fabricha de sam piedro , E mandono bandi e chomandamenti che neguno douesse respondere ad alchuno chierego, de fruti alchuni de soi loghi né de soe possessioni, né de dinari né d alchuno affitto , E chi auesse dinari, o bestiame o alchuna altra chosa de chierego alchuno, la douesse denuntiare e dare in scrito a quigli officiarii, E simelmente, chi fosse debitore d 'alchuno chierego per modo alchuno non gli douesse respondere 



XXII 

né dare alchuna cosa, ma quigli 
douesse dare e porgere in scritto 
a loro, e finalmente pagare e lo- 
ro, E per queste cose e per altre 
assai chi feao simile a queste, 
multi chirixi e de diuerse condi- 
tioni se n andono fuora de bolo- 
gna e del contado, Ai quali era 
puossa mandado la fameglia a 
chaxa , per modo che loro o altri 
per loro conuignia pagare, Et al- 
cuni tema^ido de non esser priuadi 
per forza* dal regemento con sal- 
uacondutto retornauano, e a/zc?A^ 
pagauano per mostrare amixi 
del Regemento, e per póra .de 
piezo. » E il nostro buon p^irroco 
fu appunto fra quelli che per pò- 
ra de piezo pagarono. Pagò per- 
chè ebbe paura, poiché, se null'al- 
tro dalla cronaca si rileva intorno 
la sua indole, questo risulta chia- 
ramente e ripetutamente, che fu 



XXIII 

tìmido sino all'eccesso. Del resto 
non è molto da rimproverare. 
A quei tempi bastava una parola 
per mettere la vita a repentaglio; 
ed egli avea veduti pendere dalle 
forche di piazza più imprudenti 
che assassini ! Ma il sud spavento 
non r abbandonava mai, anche 
quand'egli era solo nella sua cella 
e nella quiete del vespero scrivea 
la bell^ cronaca. Forse — doveva 
egli pensare — un qualche p^ette- 
golo un giorno o T altro potrebbe 
vederla e se avessi scritte cose 
spiacenti a chi comanda, finirei 
murato in un pilastro dell'arcive- 
scovado chiuso in una delle 
gabbie che pendono dalla torre 
degli Asinelli o dal Palazzo del 
Podestà! — Quindi non si per- 
metteva mai un apprezzamento 
sfavorevole né pure nel santuario 
della casa , se non quando il pe- 



XXIV 

ricolo d' un castigo era scomparg^o 
affatto. È ben vero che a certa 
notizia, deir anno 1403 aggiunge 
in calce un fiero giudizio sulla 
signoria de' Visconti in Bologna, 
ma l'inchiostro di tinta diversa 
e molto più chiara mostra eh' e- 
gli espresse quel giudizio quando 
i signori di Milano aveano defini- 
tivamente rinunziato a Bologna. 

Le più feroci ingiustizie , gli 
insulti più cattivi fatti alla sua 
patria >val suo partito, sembra che 
non l'offendano per nulla, cosic- 
ché talora mal sapresti definire 
se sia guelfo o ghibellino , se la 
sua veste di prete e le sue com- 
mozioni all'arrivo e alla partenza 
dei Legati non ti facessero certo 
della sua opinione. Solo gli abi- 
tanti di S. Giovanni in Persiceto 
lo trascinano contro sua voglia 
allo sdegno; soltanto contro di 



loro prorompe in fiere accuse. 
Ma questo non altro dimostra se 
non, che il nostro prete era ben 
sicuro che i Persicetani non avreb- 
bero mai invasa Bologna! 

Dunque, come dissi, don Pie- 
tro pagò e pagando cadde nella 
scomunica. Per quanto si sa, que- 
sto fu, il maggior dolore che pro- 
vò in vita, e per questo, della sua 
assoluzione, ottenuta quando il 
governo pontificio fu ristabilito in 
Bologna, fece lunga e scrupolosa 
memoria nella sua cronaca « De 
la p'artecipatione di scomunigadi 
e de la scomunicatione in la quale 
Io dom piedro de Mathiolo, recto- 
re de sam Michele de merchado 
de mezo, era incorso, per gli di- 
nari chi io sforzadamente avea pa- 
gadi al comune, Misser lucha vi- 
cario predetto de la corte del ve- 
scouado, si nie assolse in la ba- 



xxVi 

mera soa, Et si me restituì in 
gli sacramenti e olBcii de la san- 
ta madre ghiexia, Per Instru- 
mento fatto per mane de france- 
sco degli albergadi nodaro, pre- 
sente misser dom Augustine Re- 
ctore de sam Marino, don franze- 
sco Rectore de santo ysaia, e Phi- 
Jippo formaglini publico nodarò. 
I Mccccxx. Adì XX del mexe de 
luglio, E chusì è scritto. » E in 
grazia di questa assoluzione potè 
anche ritornare a celebrar messe 
sull'altare della SS. Trinità nella 
chiesa di S. Leonardo di ciii egli 
avea la tenuta (3). È ragionevole 
adunque che nella cronaca pensas- 
se ad assicurare i pòsteri del suo 
ritomo nella grazia di Dio! 

Il Fant.uzzi sulla fede del Pal- 
mieri afferma che Pier di Mattiolo 
morì nell'anno 1425. Preciseremo 
anche di più il tempo della su^, 



XXVII 

morte. L'ultima memoria ch'egli 
produce nella cronaca è del 23 

. novembre 1424. Un rogito di Fi- 
lippo Formaglini in data del 10 
maggio dell'anno che seguì ci as- 
sicura ch'era morto « Die decimo 

^.maij. Vacante Rectoratu Eccle- 
sie sancii Michaelis de foro me- 
dij bononie per mortem presbi- 
teri Petri de foro medij : Idcirca 
venerabilis vir d. Petrus condam 
Rodulphi de Ramponibus suo prò- 
prio nomine y et vice et nomine 
Ray mundi ^ Francisci et Philip- 
pi,.,, de Ramponibus^ qui omnes 
sunt patrones diete. Ecclesie..., fé- 
cerunt electionem de presbitero.,.. 
Antonio ser Tomasini de Corniti- 
bus de Argenta,.,, ad Rectoratum 
diete Ecclesie (4) etc. etc, » Dun- 
que, sulla fede, che in simil caso, 
devesi al Fantuzzi a meglio al Pal- 
mieri^ escludendo che Pier di Mat- 






xxvin 

tiolo sia morto nel dicembre del 
1424 , avremo la certezza che pas- 
sò in uno dei primi quattro mesi 
del 1425. 

Tornando alla sua cronaca, 
dirò che consiste in un codice 
cartaceo, di ottantuna carte (5), 
le quali dopo l'inconsulto taglio 
del legatore (cui si deve la sop- 
pressione di parte della numera- 
zione originale), misurano cm. 29 
per cm. 19. — Il frontespizio mo- 
derno rec^ « Cronica | o sm | Me- 
moriale [ delle cose di Bologìia dal- 
l'anno 1 1371 al 1424 \ scritto da 
Pietro di Mattiolo Fubro \Bolo^ 
gnese\ fu Rettore di S. Michele 
del Mercato di mezzo, » Non lo 
riproduco a capo di questo Jibro 
perchè, senz' alcun dubbio, non 
risponde all'antico ed è in parte 
sbagliato. Alcuni altri chiamano 
questa cronaca « Cronaca Fa-- 



XXDC 

bra » (6), ed io rifiuto anche que- 
sto secondo titolo perchè stimo 
che sia un errore credere, come 
hanno creduto il Fantuzzi e il Gui- 
dicini (7), un cognome quel « /a- 
hro » aggiunto al nome del padre 
del nostro Pietro. Nel documento 
già indicato relativo all'altare di 
S. Leonardo, egli si firma sempli- 
cemente « ego dompnus petrus' 
condam Mathioliy^^ come sempli- 
cemente nella cronaca, agli anni 
1411 e 1420, scrive: « Io dom 
Piedro i^ e <k Io dom Piedro di 
Mathmlo rectore di S. Micfiele. » 
— Se quel addiettivo fdbro si tro- 
va in uno dei primi periodi della 
cronaca, dove T autore si nota « Io 
piedro figliolo de maestro Mathio- 
lo fàbro », non dubito doversi in 
esso ritener definito il mestiere pa- 
terno, tanto più eh' ei suole met- 
tere i cognomi costantemente al 



genitivo plurale. Preferisco intito- 
larla soltanto € Cronaca bologne- 
se di Pietro di Mattiolo, » 

Nell'edizione mi sarà certo 
sfuggita qualche > lieve varietà e 
qualche errore di stampa (8). 
Spero che il lettore vorrà perdo- 
narmene in grazia dell'improba 
fatica che ho furata volendo cura- 
re le bozze di stampa di tutta la 
. cronaca per ben tre volte sull' au- 
tografo, e farne così una, fors'an- 
che troppo, scrupolosa edizione di- 
plomatica, che giustificasse la sua 
presenza in questa collezione di 
curiosità letterarie e tornasse uti- 
le ai filologi. 



NOTE 



NOTE 



(1) « Notizie degli scrittori bolognesi 
raccolte da Giovanni Fantuzzi — Bolo- 
gna, Tip. S. Tomaso d' Aquino 1783 in 
4 — pag. 281. 

(2) Capa. XII, pai., IX] cas, 1 e 2. 
Prot XXXI, caH. 21 terzo. 

(3) NelFArohiv. Not. di Bologna 
(Cape. Xni — Piano VH Gas. V) fra i 
Bogiti di Filippo FormaglM (Filza X 
n. 1) trovo il seguente doc. di mano 
di Pier di Mattiolo: « 

Hec est copia inuentarij quod ego 

dompnus petrus condam inathioli feci 

et scripsi de omnibus rebus quas ego 

Inueni spectantibua et pertinentibus ad, 

*** 



XXXIV 

altare -sancte trinitatis situm in eccle- 
sia sancii leonardi, hedificatum- prò 
anima olim Gregórij de auoleo, quodego 
habui a Petro de auoleo tamenque prò- 
curatore^ omnium illorum de Auoleo^ 
sicvi prò publico Instrumento scripto 
manu lohannis virgilij notarij in Mil- 
lesimo Trecentesimo octuag esimo quar- 
to, die vig esimo quarto mensis lulii 
in qua die ego OÀicepi tenutam dicti 
Altaris. 

In ,primis vnum Missale in magnò 
volumine , non tamen secundum curiam, 

It, vnum calicem eum patena ar- 
gentAum et deauratum, in cuius pede 
sunt duo smalti. In prifno est domnus 
yhesiui crutifimus , In reliquo vero est 
armxt illorum de auoleo, 

It vnum paramentum completum 
cum^ plaàeta pannj serici virgati, 

It duas tobalèas magnas cum vna 
tobaliola parua, 

It, vnum paliolum pannj serici vir- 
gati et Mubej quod pohitur ante altare 
in diebus solempnitatis dicti altaris, 

It. vnum frixe aureum fulcitum' 
fulicello circumquamque cum panicello 
lini cui est annexum 






XXXV 

It. vnum candelabrum ferrj Item 
vnùm par corporalium, 

[.It. vnam tobaleam longitudinis 
quatuor brachiorum 
uel parum pitie et la- 
titudinia vnius bra- 
chij uel parum plus 
laboratam cura rosis 
rubets per totum. Et 



cancellauj quia 
non habui neo 
erat dicti aita- 
rla. 



cum quibusdam auiculis parùis nigris, 
quam reliquit dicto altari dompnus 
Symon olim rector ecclesie sancii chri- 
stofori de ballatoriOfJ 

If. Ego dotfipnus Petrus addidi 
huic Ihuentario vnurh scabellum super 
qiiod stat sacerdos dum cellebrat, et 
duas banciolas, vnam a quolibet latere 
altaris predictij Et vnam cam^panellam 
pulsandam in missa horis debitis et 
consuetis. 

It MCCCCVIII die VII mensis 
lany^arij addidi huic Inuentario vnum 
paramentum a missa completumy Cuiùs 
plancia est panni baldachini in viri- 
diSy et cum certis compassibus cum vno 
leoncino coloris viridis in medio, et 
cum certis foleis siue. fltfribus diuerso- 
rum colorum, Cum imo frixe ante et 



pogt laboralum auro in campo azurro, 
eum .VRO eamitiù nouo gramitato de 
dieta panno plance prediate, eum ma- 
Htpulo et stola alterius eolorii, et eum 
vno^amietu. Quod paramenttim ego ha- 
bui a domina Bartolomea de Albirolit 
■oxore otim ser Petri de Auoleo, pre- 
tenie NapuoUone de auoleo, Et Ifieho- 
ìao eiug filio. 

Copiam huius- inuentarij dedi 
marcho de formaglinia notarlo in 
MCCCCXXII die XXUII mensis lunij 
quia tunc fiehant visitationes ecclesia- 
rum per mcarium curie Episcùpalis 
bononieiuÌK. 



■In nomine domini Amen. Infra- 
teripta sunt bona in mobilia epectantia 
et pertinentia ad Altare sanete trint- 
tatia aiti i"- Ecclesia sancii Leonardi 
strate sancii Vitali» de bononia. 

Un primis habet didum altare vnam 
peliam terre aratine, fidate et arborate 
duodecim ioruaturarwm uel circka, po- 
sitam in teiTa quarti superioris luxta 
possessiones lohannis de angeli» pel- 
larAani, et Iiixta stratam xiue viam 



XXXVII 

publicam strate sancte vitalis in con- 
irata cui dicitur Billiemo, 

IL vnam aliam petiolam terre a- 
ratine septem tomaturarum positam in 
terra vetrone luxta Nicolaum nepotem 
olim thure becharij, et luxta viam pu- 
blicam a tribus lateribu9, 

It. vnam aliam petiolam terre ara- 
tine trium' tomaturarmn , uel circJia \ 
positam in dieta terra vetrone, luxta 
possessioneS' lacobi de. Nouaria et ìuxta 
possessiones sororuTn de Misericordia, . 
It, vnam aliam petiolam terre ara- 
tine trium tornaturarum uel circa, posi- 
tam, in dieta terra vetrane in loco dicto 
lo sediolo, luxta viam publicam a duo- 
bus lateribusj luxta lacobum lippi, et 
luxta Ricium, amòos de dieta terra 
vetrane, • . ^ 

(.4)^ Archiv. notarile di Bologna,' 
Oàps. Xin. Pian. VII. Cas, V. Rogiti 
di Filippo Formaglini — Ann. 1425, e. 42 
verso. 



(5) Le carte 4 v,, 6 v., G^r., 79 v, (in 
parte) , 80 r. e, vi, 81 r. e v, furono la- 



xxxvm 
sciate in bianco dal cronista. Un secen- 
tista riempi la carta 79 v,, e 1*80 r. con 
le due narrazioni del 1608 e del 1613 che 
ht) creduto bene di conservare in questa 
edizione riproducendole in carattere cor- 
sivo a pagg. 351, 352 e 353. Non ho 
mutate le indicazioni o meglio i richiami 
di fogli, quab' sono nell'autografo, se- 
condo le pagine a stampa, né mi son 
curato di notare i Numeri corrt^pondenti 
di queste, essendo a qualsiasi richiamo 
più che sufficiente l'indice per" nomi. 






(6) « Almanacco Statistico-Archeolo- 
gico Bolognese. » Bologna, presso il Sal- 
vardi — Ànpo IV (1833); V. l'articolo su 
« Le belle Matuiane » a pag. 150-152. 



' (7) Giuseppe Q-uidicini — « Cose no- 
tabili della città di Bologna » — Bolo- 
gna, Tip. Monti 18é9 — Tomo II, pag.-334, 
410 ecc. 'Talora chiama il- cronista don 
Fabro!!! 

(8) In un quarto confronto fatto di 
tutti i fogli editi con l' autografo della 









XXXIX 


cronaca , 


ho notato i seguenti errori di 


stampa : 


• 




pag. 


lin. 


invece di 






" paolo 


polo 




12 


scritta 


scritta 


35 




dolia 


d olia 


73 


10 


can déle 


candele 


73 


14 


cor texani 


cortexani 


77 




doda 


dada 


101 


10 


ed 


et 


105 


19 


a l auere 


e l auere 


116 


19 


nagna 


naque 


130 




vnexe 


vndexe 


153 


16 


é 




214 


27 



in sido 


inside 


240 


17 


trottado 


trottado 


310 


23 


ve neciano 


veneciano 


328 


17 


MCCGGXXilI 


MCOCOXXIT . 


334 




torte 


torre 



Altri errori di divisione di parole e di 
V invece di t^ mi saranno sfuggiti , ma 
dopo questa quarta ed ùltima correzione 
posso sperare che saranno ben pochi. 
Intanto credo che giovi avvertire il let- 
tore che il cronista erra talora a sua 
volta e che in tal caso io ho conservato 
l'errore. Ad esen^pio dopo aver scritto 
un avvenimento in data del 25 febbraio 









XL 

1422 (v. a pag. 824) , nota « 1422 vna 
domenega mattina che fo lo primo di 
de fehraro » mentre, come si ha dal con- 
gesto, doveva scrivere de marzo. — Così 
dopo aver detto « El ditto millesimo 
(1423) vno merchurl di che fo lo primo 
di del mexe de dexembre > segue (v. a 
p. 345) con queste parole « 1424 vno 
merchuri di che fo adi 28 del mexe de 
dexernòre » mentre doveva dire de gè- 
naro. Segna anche andanda per' an- 
dando , petione per petitione ecc. — A 
questo medes^iùo proposito è da avvera- 
tire il lettore che Pier di Mattiolo scrive 
in vari modi una 'stessa parola. Noterò 
ad esempio 

città, cita, citade, cittade 

baptista, battista 

santo, sancto 

bologna, Bologna, bollogna 

circha, circa 

apicado, apìchado 

ani, anni, agni 

one, ogne 

alora, allora, alhorà 

cusi, chusl, cussi 

maore, mazore 

ducha, duccha 

taque, tacque 



XLI 

© cento altre. — E qui giova dichiarare 
che avendo ritrovato nell'autografo scrit- 
to indifferente in e im, san e sam, con 
e conij gran e gram, bon e bom , quando 
si è trattato di sciogliere un abbrevia- 
zione, mi sono attenuto alla forma più 
recente. In tutti gli altri casi ho seguito 
il manoscritto. In fine: qualora nella 
stampa si seguono in posto d'una. pa- 
rola o d'un nome vari punti, questi rap- 
presentano una lacuna del testo e non 
una parola indecifrabile, che il cod. è 
cosi ben conservato e cosi ben scritto 
da non presentare alcuna difficoltà pa- 
leografica. 






'' ■ , 



CRONACA 









Al nome de dio e de la soa glo- 
riosa , e vergene madre Madomia santa 
maria , de missev Sam piedro e de 
misser Sam paolo apostoli, de misser 
sam fioriano e de misser sam progolo 
martiri, de- misser Sam domenego e de 
misser Sam francesco , cocfessuri , E de 
misser Sam petronio v escono che fo e 
patrono de la cittade de boUogna, con- 
fessnrj, tutti patroni e defensuri de la 
citade de boUogna, la quale sempre dio 
guardi e defenda da one male , e de 
tutta la corte cellestiale, Amen. Questo 
si è vno liurizolo in lo quale è scritto 
alchune nouitade, e alchune chose pas- 
Sade, de le quài parte io si ò vezude al 





mio tempo , parte si ò odide daltri^ E 
perchè questo liuro variasse in lo se- 
guitare ordenada mente gli di , o i mil- 
lesimi, zoé chel millesimo el numero 
menore seguisse e fosse doppo lo ma- 
ore o in di y o in mixi , o in agni , non 
è perzò da Reputtare questo liuro falso, 
perchè io ò scritto alchune cose forsi 
stade per gram tempo passado, driedo 
a de quelle che eno stade nouamente, e 
per gli mei di ouer per lo mio tempo, 
Ma onde alchuna cosa sia scrttta, puro 
Io la ò scritta con veritade al più che 
io ò possudo, non per male alchuno, ma 
perchè tal uolta è de necessitade, o toma 
in àchunzo, o tal uolta deletta agli omini 
de recordarse de le cose passade , Et 
etiam dio, alchuna volta le cose passade 
dano amaestramento a fare le cose che 
deno vignire , E Dio me dia gracia 
do scriuere e de fare chosa che sia soa 
laude e Beuerentia, e mai non sia ne 
danno ne vergogna daltrui. 




Nota che non obstante chi nomi 
degli Infrascripti docturj e scientiadi 
homini siano forsi scritti tutti o parte 
in questo liuro in diversi fogli , e la 
loro morte, nieate de meno Io gli ò 
redutti in scritto tutti in questa pre- 
sente pagina, gli quai morino tutti ala 
mortalitade che fo in mccclxxxxviiii, 
parte in boUogna, e parte fuora de quella, 
auegna dio che tutti fosseno cittadini de 
la ditta Cittade de BoUogna , gli nomi 
di quali som quisti, zoè 

Maestro Bartolomio doctore de me- 
dexina , lo quale fo figliolo de maestro 
zoanne rizolo etiamdio famoso doctore 
de medexina, 

Misser zoanne de sancta gada, do- 
ctore de lege 

Misser Nichelo da zapolino, doctore 
de lege 

Misser Andrea dai boi doctore de 
lege 

Misser Guasparro di chaldarini fa- 
mosissimo doctore de decretale 

Misser Charlo di zambeccharj, do- 
ctore de lege e de decretale 

Misser lacomo de misser roberto 
da sallexedo , chaualiero e doctore de 
lege 




Misser Andrea da soncino Ucentiado 
in decretale e vicario de vescouado, 

Misser bente figliolo de ser Andalò 
di bentenogli, doctore de lege 

Misser francesco di ghixilieri doctore 
de lege 

Maestro franoescho di chultri do- 
ctore de medexina 

Misser Napulione figliolo de ser 
Landò di butrigari doctore de decretale, 

Misser Zoanne figliolo de misser 
ygolino di scappi doctore de lege. 



MCGGCXJ adi segondo del mexe de 
luglio e fo vna zuoba, Morì de morte 
subitana lo nobile e Biccho e piacente 
chaualiero , misser bertolomio de bol- 
lognino. 

Mccccxvi adi xxvinj del mexe de 
zugno inanzi di morì Misser Nichelò 
degli azzoguidi doctore de decretale , e 
puossa adi xxx del ditto mexe fo se- 
pellido al monestiero de sam domenego 
in bollogna. 

Mccccxvi adi quatro del mexe da- 
gosto fo sepellido in la ghiexia de sam 
piedro maore de bollogna Misser Lodo- 



uigo figliolo che fo de misser lorenzo 
da pino , el quale era challonego de la 
ditta ghiexia de sam piedro. 

Mccccxvi vno merchuri de notte 
poche manzi di, e fo adi xxvi del mexe 
dagosto , Mori misser Melchione di ma- 
zoli chanaliero, e figliolo che fo de ga- 
briele di mazoli, El di seguente zoè la 
zuoba mattina adi xxvii del ditto mexe 
dagosto fo sepellido a sam lacomo di 
fra liermitani in habito de frade , Al 
quale corpo fo tutti gli mendicanti el 
capitolo el consortio de sam piedro 
maore, e altri chirixi assai. 

MCGCCxvii adi xiui de marzo Mori 
misser Germia de ser >minotto de gli 
angelegli doctore de lege o de decre- 
tale antigo scritto a fogli lxvij. 

Mccccxvn vno sabbado che fo adi 
xxnii del mexe de luglio, zoè la vigilia 
de sam lacomo apostolo Mori e passò 
de questa presente vita lo famosissimo 
et antigo doctore de decretale fra Bedolf o 
di lamandini priore del monestiero de 
sam zoanne in monte de boUogna, et de 
sam victore de fuora, el di seguente la 
mattina fo sepelido in vna archa la 
quale è denanci da laltaro grande de 



là ditta ghiexia^ con grande honore, e 
sei meritaua. 

Mccccxvii Adi XXIII del mexe da- 
gosto Mori misser dom Mathio di Rigo 
capellano e preuosto del consortio de 
sam piedro maore de bollogna , El di 
seguente dopo nona sepelido in vna ar- 
cha che è appresso del battexemo. 

Mccccxviii Adi XX de genaro fo se- 
pelido lo corpo de misser Joseph di 
testi doctore de lege e de decretale e 
fo vestido in habito de fra menore in 
sam francesco. 

Mccccxvnii Adi xxii di settembre 
Mori misser guasparro figliolo che fo 
de hostexano di piantauigni doctore de 
Lege, El ditto di fo sepellido a sam 
martino dal auexa. 

Mccccxxi adi xxiiii de mazo Mori 
Misser Gillio da fabriano licentiado in 
decretale, homo antighissimo procura- 
dorè de vescouado stado famosissimo, El 
di seguente fo sepelido in santa maria 
maore de bologna, in vna archa posta 
in ghiexia apresso la Rege grande de- 
nanzi intrando a mam dritta, a fo sepe- 
lido in habito di battudi da la morte, 
et aue grande honore. 




Mcoccxxi Adi xxviiii de zngno fo 
sepellìdo a sam francesco di fra me- 
nari de bologna,v e in habito de fra 
menore Misser Thomaxo da sam zoanne 
egregio doctore de Lege homo de bona 
vita e fama. 

Mccccxxi adi vini del mexe de lu- 
glio Mori lo spectabele e bono cittadino 
de bologna e ricbissimo zoanne de bolo- 
gnino merchadante de seda, El di se- 
guente fo sepelido al monestiero di mo- 
nixi de sam steuano con grande honore. 



Questa è la copia dima prophetia 
la quale fo lietta , diuulgada e publi- 
cada Infra gli maistri e repetteduri e 
scolari del e le scole de portanoua de 
bologna in mcgglxxi siando Io piedro 
figliolo de maestro Mathiolo fabro sco- 
laro in le ditte scole, e comenza, 

In nomine domini Amen, Omnibus 
ad quos presentes littere pervenerint 
Magister lobannes dauid toUettanus, et 
omnes magistri eiusdem loci salutem et 
gratiam sancti spiritus. 

Noueritis quod Anno domini mccclxxi 
nona die mensis septembris, sole exi- 



stente in libra, convenient omnes pia- 
nete insimul, et sol erit in cauda dra- 
conis, et fìet signifìcatio rerum mirabi- 
lium et orrendarum, et fiet diluuium 
ventorum per satnrnnm et martem, ere- 
scetque mare ultra solitum, et erit ven- 
torum tanta coflictio quod flabunt omnes 
venti i];xsimul , et obscurabuct et deni- 
grabunt totum aerem et dabunt sonos 
terribiles, corpora hominum dissipantes, 
et subuertent hedificia et arbores , et 
adequabunt plures valles et montes, et 
etiam cii;itates multas precipitabunt, et 
maxime babilloniam, baldach, Merazeth, 
tripolim , et precipue ciuitates sitas in 
locis arenosis. Et tamen ante omnia 
erit defectus seu eclipsis solis , et erit 
sol a lercia usque ad meridiem ignei 
coloris et Bubicundi, quod signifìcat ma- 
gnam effusionem sanguinisi et postea 
sequetur eclipsis lune in coUoribus per- 
mixtis, qtiod signifìcat consumptionem 
gentium, et postea erunt prelia multa , 
et occisiones in oriente , et occidente , 
et terremotus uniuersales per totum 
mundum, et mortalitas gentium, et con- 
diti o regnorum ad inuicem, et morietur 
quidam magnus imperator, ita quod post 



dictorum yentoram diluuium panci re- 
manebunt sed qui remai;ebuiit divitiis 
affiuent. Atque inter saracenos delìn- 
quent maneries suas, et fìent vnum 
cum xpistianìs. Ideoque nos magistra- 
tibus nostris, consodalibus, peritis, astro- 
logis duximus Reuellanduni in remis- 
sionem animarum vestrarum, et ad re- 
demptionem et reuellationem ignoran- 
tibus. Prouideatisque vobis, ubi habita- 
bitis dum venti durabunt et flabunt in 
mense supradicto, et inveniatis terras 
circundatas montibus, non arenosi^ nec 
sabulosis, sitque de corpore terra soli- 
da, et superposite non sint ibi arbores 
nec alie res, quibus hedificia possint 
Ruere, Et ponatis cibaria in illa per tri- 
ginta dies, que satis vobis conueniant. 
Et concordati sunt etiam omnes philo- 
sopbi grecie et Francie etc. 



10 

Questa è la copia duna prophecia 
che me fo dada, che io trouada in 
MCGCXX e segondo gli astrologi la se 
douea verificare et auere lo so effetto 
in MCCCLXXXViiil. E chomenza chusi, 

Bononiastudium perdei. Lex tota damnifltabitui- 
Que transit ad. A. sive f. ditabitur inde 
Ronoiiie crux alba ruet: bis strage secuta 
Tertio crux rubea, corruet ense graui. 
Hec facient opera gaUus, bos, crux, leo, spata; 
Vrbs bona liei ager, et nidus phylosophie. 
Cougeries lapiduni, fertilitasque fames. 
Lux erit obscura durahs, anciUaque gaudeus 
Lugens pax, guerra surdida, cauda caput, 
Kxìlium passi) terram capient et habebunt 
In brathio forti. Reliqui lune pace carebunt. 
Tunccadet ecclesia fantastica, veraqùe stabit. 
Post longum tempus miseros pietas reuocabit. 
Tunc tranquille stabunt partes simul ille 
Crescet vrbs ville, notat hec doctrina sibille. 

Infrascritta è la copia dunaltra pro- 
phetia. 

Gallorum Leuitas germanios iustifltabit 
Italia gravi tas gallos confusa negablt, 
Annis millenis trerentenis nonagenis, 
Bisdenisaddeiunctis, cousurget aquila grandis 
Gallus succumbet aquile quoque grandi 
Mundus adorabit urbs, erit presule digna, 
Coniastina cadent equi de marinore facti 
Et lapis erectus, multaque palacia rome 
Pazito morietur, cesar regnabit ubique 
Sub quo, tai.ta vana cessabit gloria clerj. 



11 

Questa si è la copia dunaltra prò- 
phetia, dada in parixe in Mccccvim e 
presentada in padoa in Mccccx Adi vii 
d ottouro segondo chio ani. 

A tutti e zaschaduni ai quali queste 
presenti carte saranno presentade, ma- 
estro zoanne maglio philosopho, e altri 
concordanti con lui salute. Sia mani- 
festo a zascbuna persona, che in V an- 
no de Mccccxi Adi xviu de Settembre el 
sole, e la luna essente .... tutti gli 
pianidi se coniugnirano insieme ne la 
choda del dragone, e si sera si gram si- 
gni che de cliose nasceranno meraueglio- 
samente, farasse diluuio per saturno e 
marthe, Cresceranno gli mari oltra lo 
deuuto, E sera grandissimi venti, e se- 
ranno si grandi che tutto laglier«j do- 
uentarà negro e daranno terribili soni. 
Tutti gli corpi dogne cosa se diuideran- 
no, E grandi hedifficij andaranno sotto 
sopra, Inanci a le souraditte chose vi- 
gnine la obscuratione del sole, e durarà 
da terza per fino a mezo di de chollore de 
fuogo rosso, lo quale significarà grande 
eifuxione de sangue, Doppo questo sera 
oscuratione de luna in colluri mesedadi, 
che significa grande confusione de gente
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