Pellacani (Via dei)



Denominazione moderna(2015): Via Giuseppe Petroni.

Guidicini.
Dal portico della spezieria di strada S. Vitale al portico della Piazza del Teatro Nuovo.

La via dei Pellacani comincia in strada S. Vitale a capo della Saliciata di strada Maggiore. e termina a strada S. Donato nella Piazza del Teatro della Comune. 
La sua lunghezza è di pertiche 162. 02. 6, la sua superficie di pertiche 123. 08. 0.
La sua denominazione è tratta dal mestiere dei conciapelli detti pellacani, che pel comodo ivi dell’acque di Savena vi si erano in grande copia radunati, estendendosi anche alle vicine contrade. Gli edifizi ne’ quali si esercitava la pellacanaria, si dicevano Caselle da Pellacano.
Il nome di via dei Pellacani viene ricordato nel testamento di Tommasina moglie d’ Albertino di Nicolò Beccaro, e figlia di Alberto di Riosto, nel quale lascia la sua casa in via Pellacani alle suore di S. Francesco fuori porta S. Stefano, come da rogito di Martino di Gandulfino delli 9 febbraio 1277.
Nel 1438 si trova spesso nominato via della Fossa, non male a proposito perchè quivi coincidevano le fosse del secondo recinto.


Via dei Pellacani a destra entrandovi per strada S. Vitale.

Si passa la Via dei Vinazzoli.











Via dei Pellacani a sinistra entrandovi per strada S. Vitale.

Li 6 giugno 1640 le monache di S. Vitale ottennero di poter fare il muro nei Pellacani, e di mettere il condotto nella parte interna della clausura.
Sul confine della clausura protratta fino al punto presente vi era un vicolo morto, che forse comunicava anticamente colla via del Paradiso chiusa dai PP. di S. Giacomo, (vedi convento di S. Giacomo).
Li 16 giugno 1698 fu concesso alle suore di S. Vitale e a Giorgio e fratelli Carlini, di chiudere il vicolo morto nella via dei Pellacani a condizione che serva al solito transito per espurgare l’ acquedotto detto il fosso dei Pellacani facendovi un arco di portico con pilastri di pietra, ed apponendovi l’arma di Bologna di macigno; più vi si faccia una porta alta piedi 3, once 11 con due chiavi una delle quali debba rimanere presso l’ ufficio dell’Ornato, con espresso divieto di fabbricarvi.
Li 18 novembre 1756 fu concesso alle confinanti suore di S. Vitale.