Chiesa di San Michele in Bosco



Cartigli

Chiesa di San Michele in Bosco
L'edificio, di origine duecentesca e appartenente al convento olivetano, risale al 1437-55; fu trasformato, forse su progetto di B. Rossetti, nel 1517-23. Il portale, su disegno di B. Peruzzi, è del 1523. Nell'interno dipinti di C. Cignani (1665), A. M. Colonna, D. M.Canuti (1682-84), G. Pizzoli, J. A. Calvi A. Tiarini, G. M. Viani. Il sepolcro Ramazzotti è di A. Lombardi (1533). Nella sacrestia si conservano affreschi di Biagio Pupini, Girolamo da Capri e, nella cappella, di fra' Paolo Novelli (1622). 


Indirizzo:

piazzale San Michele in Bosco

Ex convento di San Michele in Bosco

Qui si stabilirono nel 1364 gli Olivetani, cui si deve la costruzione del complesso realizzato alla metà del XV secolo. Nel 1513 si fabbricò la libreria, il refettorio, il chiostro e si ampliò il campanile. Poi su disegno di P. Fiorini si edificò il chiostro ottagonale (1602-4), ove Ludovico Carracci e i suoi allievi dipinsero celebri affreschi. Notevoli sono il monumentale corridoio, lungo 162 metri, e la biblioteca di G.G. Monti, con affreschi di D. M. Canuti e E. Haffner (1677). Nel passaggio verso la chiesa, lastra tombale con rilievo di Jacopo della Quercia (1435). 

Indirizzo:

via Pupilli


Miscellanea Notizie Chiese e Conventi già esistenti nel Circondario di Bologna.
S. MICHELE IN BOSCO.
Su questo istorico convento crediamo far cosa grata ai nostri benevoli lettori darne due versioni abbastanza interessanti per le notizie che racchiudono.
Prima versione:
Fu esso fondato da certi frati che da principio erano romiti radunatisi così per vivere in comunanza fra loro e si chiamavano nelle vecchie carte Eremiti de Busco. Il prim' atto che si trovi di loro è del 4 settembre 1217 nel quale si legge che frate Benincasa e frate Guiduccio agendo anche a nome di frate Giovanni assente comprano un pezzo di terreno in Remondato, cioè nel colle che doveva essere anche allora, aprico senz'alberi come lo è pure presentemente. Nel 1218 si trova un atto di Enrico vescovo di Bologna col quale si nomina per la prima volta il priore e successivamente tutti gli atti sono in nome del priore. I monaci Olivetani vennero in S. Michele in Bosco poco dopo l'anno 1300. I Romiti antecessori furono quelli che fondarono il monastero della Reccardina, vi comprarono beni, eressero il molino, o la Chiesa. Circa il 1250 era priore di S. Michele in Bosco certo frate Trovalo che da Gregorio Montelungo Legato apostolico fu deputato visitatore per riformare lo suore fuori di porta S. Vitale dette di S.Gregorio. Il Sigonio a pagina 127 dice che Nicolò III Papa nel 1279 firmò l'ordine dei canonici di Sant'Agostino nel monastero di S. Michele in Bosco e cita le scritture dell'archìvio degli Olivetani di S. Michele in Bosco. Questa notizia è molto equivoca. Anzitutto i frati che allora erano a S. Michele in Bosco non si trovano mai in nessun atto intitolali canonici ma sempre Fratres, in secondo luogo questi frati erano a San Michele in Bosco fino dal 1217 come si può verificare dagli atti posti nel suo archivio. Forse la bolla di Nicolò III non fu che una conferma. Ughetto Carrari bolognese che abitava presso Santa Maria dei Foscarari ove avevano le case loro fece testamento per rogito di Graziano di Domenico da Castel Franco li 8 giugno 1361 registrato nel libro dei Memoriali nel quale si trova aver esso istituito erede il general Abbate dell'ordine di Santa Maria del Monte Oliveto perchè istituisca un convento del suo ordine in Bologna, e che se entro sei mesi non vi ci fossero di già entrati i suoi monaci delega a commissari Giovanni Solimani priore di S. Domenico e D. Giovanni dei Calderini affinche sia eseguita la sua volontà. La copia di questo testamento fu presentala all'Abbate generale nel 1361. I monaci trascurarono questa disposizione e lasciarono passare i sei mesi, ma pentitosene fecero pratiche insistenti presso i commissari, i quali per ripiego vennero alla nomina dei frati, che dovevano abitare il convento da fondarsi a tenore della disposizione del Carrari, e nominarono gli stessi Olivetani li 4 aprile 1362 (Orig. 1312) che ottennero la chiesa di Santa Maria degli Arienti, che sino allora era stata dei Gaudenti, ordine che cominciava a decadere. Il primo gennaio 1363 i monaci Olivetani adirono l' eredità di Ugolino Carrari. Tutto questo si rileva dall'atto — Aditionis hereditatis — registrato sotto il suddetto dì ed anno nei libri dei Memoriali. Li 11 febbraio 1363 il venerabile frate Lorenzo di Cione da Arezzo Olivetano vendette due case in Strada Castiglione a Bartolomeo di lacobia di Guglielmo della parecchia di Santa Lucia (dalla quale Jacobia di scende la famiglia Ratta) per comprare col denaro ritrattone due case nel Borgo degli Arienti, e così allargare il convento e ciò dall'istrumento di compra nel libro dei Memoriali. Nel 1364 i frati di Monte Olivete andarono ad abitare a S. Michele in Bosco, ed i canonici ossia frati che vi erano si unirono a quelli di S. Gregorio che erano di regola simile alla loro. 1360 si legge un atto — Congregatis fratribus et monachis Sancte Marie in Strada in domibus monasterii Sancte Marie de Stellis die 23 aprilis e precisamente vicino alle loro monache di Santa Maria del Cestello. Nel 1360 ai 19 agosto in altro atto si legge : — Actum sub porticu Ecclesie S. Bernardi e cosi si seguita per qualche tempo a vedersi nominata in vari atti Santa Maria del Borgo degli Arienti, ove abitavano i monaci di Santa Maria in Strada. Fu poi la Badia di Santa Maria in Strada ridotta in commenda, e Giulio II smembrò la chiesa di Santa Maria del Borgo degli Arienti dalla commenda e la diede agli Olivetani che unendola a quella di S. Bernardo vi fondarono un monastero. Nel 1430 per la guerra che Martino V mosse ai bolognesi i monaci Olivetani si ritirarono da San Michele in Bosco ed il monastero e la Chiesa furono demolite.
Seconda versione:
Convento degli Olivetani. Per uno di quei fatali progetti, che hanno rovinato sì tanti, e preziosi monumenti della città di Bologna, si vide pur anco ad eterna vergogna. convertito questo superbo o magnifico monastero in una casa di forza. Tanto la Chiesa superiore che la sotteranea furono tutte distrutte.
Dagli archivi del Monastero si è raccolto che esso fu fondato nel 368 da S. Basilio vescovo di Bologna. Fu distrutto dai Goti nel 410, e riedificato da S. Paterniano altro vescovo di Bologna nel 450.
Nel 906 fu distrutto dagli Ungari, e solo nel 1110 riedificato, prendendo il nome di S. Michele in Bosco. Nel 1318 per la peste perirono tutti i monaci, e il convento fu abbandonato nel 1355. Terminate le guerre dei Visconti il convento tornò ai Monaci. Nel 1410 vi abitò Giovanni Papa XXII. Nel 1430 in conseguenza di guerra fu distrutto dai bolognesi per timore che potesse servire a danno della città. Nel 1437 fu riedificato, e terminato nel 1454. Nel 1501 fu occupato dalle truppe bolognesi che gli recarono molto danno. Nel 1500 Giulio II vi abitò per due giorni. Nel 1541, e 1543 Paolo Papa III vi stette 13 giorni con 12 cardinali. Nel 1598 Clemente VIII vi si fermò due giorni. 
Il dormitorio è lungo piedi 423, largo 14, alto 40 fabbricato nel 1438 con la spesa di L. 10,320.2.8 compreso le camere adiacenti. Nel 1582 furono fatti i due bracci di detto dormitorio lunghi piedi 116, larghi 10 1/2 alti 30 per ciascuno con spesa, compreso il chiostro inferiore di mezzo di Lire 222,03.11.10. L'altro fatto nel 1606 comprese le stalle, cortile e cisterna, costò L. 21,300. Nel 1517 fu fatta la libreria e poi rifabbricata nel 1677, e 1680 con spesa di L. 12,789.1.8 e ne fu architetto Giacomo Monti. Nel 1613 fu fatto il noviziato architettato da Pietro Fiorini con spesa di L. 6,149.2.0 nel quale Michele da Panico, e Adriano Pittoni dipinsero il camino, l'altare e la porta. La Chiesa è lunga piedi 136, larga 66, alta 40, e vi sono cinque altari.
Il Tabernacolo di pietre dure fu fatto nel 1619 con la spesa di L. 2099.15. I damaschi della Chiesa costarono Lire 4390.19. Nel Coro vi era il leggio che si alzava, e si abbassava a volontà, pel quale si discendeva alla Chiesa sotterranea, esso fu fatto nel 1664 dal l'architetto Carlo Sega. L'organo era opera di Giovanni Battista Pacchetti da Brescia da lui fatto nel 1509. Nel 1650 fu posto sopra la porta maggiore, essendo prima sopra la cappella di Santa Francesca Romana.
Li 9 marzo 1666 ultimo giorno di carnevale e giorno titolare di detta Santa, si fece il corso delle maschere fuori di porta S. Mamolo fino a San Michele in Bosco e quelle furono ammesse anche entro il convento.
Nel 1679 l'altare maggiore fu ornato di marmi, e cioè di balaustrata, e di seliciata il tutto fatto da Giovanni Battista Bianchi da Verona per scudi 600. La cupola, e l'arcata fuori con S. Michele che scaccia Lucifero furono dipinte da Domenico Canuti, i quadroni delle finestre fatte dai Colonna, e Mittelli nel 1659. La scalinata di marmo, le ferriate, e l'Angelo Michele di bronzo dell'Algardi, gli ornamenti dipinti dal Mengazzino, la prospettiva rimpetto alla sagristia, i quattro superbi ovati dipinti con somma maestria e genio dal Cignani, che erano sopra quattro porte parte finte parte vere, lavori tutti eseguiti mercè la spesa di L. 12,644.
Sotto il Coro vi era la Chiesa sotterranea, che si chiamava chiesa del Paradiso, poi Confessio, ed anco Scuraglio per essere scarsa di lume, lunga piedi 86, larga 66, ed alta 11 con otto altari, pitturati da Simone da Bologna, dal Calvart, da Lavinia Fontana, dal Cremonini.
Nel campanile vi era la campana mezzana fatta nel 1507 del peso di libbre 1074, la maggiore fatta nel 1521, dai fonditori fratelli Lioni di libbre 2300 che furono poi traslate nella chiesa di Santo Stefano. Il campanile fu ultimamente restaurato dall' architetto Giuseppe Tubertini, che lo rovinò togliendogli la sua primitiva forma.
Questo convento ha tre Chiostri. II più antico, e quadrangolare è quello di mezzo lungo piedi 95, largo 82, alto 32, fabbricato nel 1587 assieme alla cucina, andito, scale, infermeria colla spesa di Lire 22,203.11.10 che si chiamava anche Chiostro del Pino, e poi Chiostro dipinto, perchè dipinto da Cesare Baglioni nel 1588. L'Infermeria fu fatta nel 1587, il di cui camino, e loggia è dipinta da Giovanni Battista Cremonini. Vi era la Farmacia, la Barberia, e la nuova Foresteria fatta nel 1592 dov'è la sala dei Caracci cosi chiamata perchè dipinta da que' tre celebri pittori, e la foresteria costò L. 10,200.14. Le camere di ricreazione, e del vestiario furono costruite nel 1741 spendendo L. 3803.8.2. Il refetorio lungo piedi 72, largo 24, alto 28, con pitture del Vasari, di Cristoforo Gherardi, e di Stefano Voltani costarono scudi 250. Le tavole, e i postergali fatti da Mastro Luca Fiorentini furono pagati scudi 300. Nel 1740 fu rimodernato colla spesa di L. 1 100.19. La cucina fu fatta nel 1539, e nel 1746 ridotta a miglior forma, e comodo con spesa di L. 3,707.13.10. L'elegantissimo, e bel Chiostro ottangolare fatto nel 1602 dall'architetto Guglielmo Conti di diametro piedi 69, alto 28 importò L. 12,535.4. Nel 1605 i muri di questo Chiostro furono dipinti da Lodovico Caracci, e cioè due quadri grandi, e quattro mezzani. Da Guido Reni un quadro grande. Da Lucio Massari tre grandi ed un mezzano. Da Tommaso Compagna due quadri piccoli. Da Lorenzo Garbieri quattro quadri. Dall'Albani due piccoli. Da Leonello Spada un piccolo ed un mezzano, e tutte le porte del Chiostro. Da Giacomo Cavedoni tre quadri. Dal Brizio due quadri piccoli. Da Paolo Caracci un piccolo. Da Sebastiano Razali un mezzano. Dall'Aurelio un piccolo. Da Galanino un piccolo, e tutto colla spesa di L. 8,096.7.2.
Il terzo Chiostro denominato delle Stelle quadrangolare lungo piedi 120, largo 101, alto 33, che dà ingresso al Noviziato, ed alle stalle, e rimesse lunghe fra tutte e due piedi 135, larghe 33, alte 26 fabbricate nel 1612, essendo già stato fatto nel 1596 il portone delle carra, la ringhiera, per la galleria, pure si spesero Li re 21,300. Gli appartamenti verso i cappucini costarono L. 9980. Nel 1600 fu drizzato lo stradone, che conduce a Bologna.
In faccia alla Chiesa vi è una Piazza detta la Punta, ed uno scalone per discendere nella strada, che conduce alla città, accomodato due volte con spesa non piccola, oltre quella della prima costruzione.
Da tutto ciò che è stato ricavato dagli archivi del Monastero si potrà fare un'idea della magnificenza e grandezza di questo luogo. Forse verrà un giorno, e non sarà tardi, che non rimarrà più un ombra dello stato nel quale si trovava nel 1796.
Il cronista termina così: Ebbene chiudo col ricordar di nuovo, che questo luogo è stato messo ad uso di Casa di forza. Serva questo fatale esempio ai nostri posteri per essere più saggi, di quello che noi fummo, e di scegliere migliori consiglieri in simili intraprese.

Pietro Lamo (Graticola di Bologna)


Ora ritorniamo a S. Michele in Bosco, il quale ha forma di castello. Vi sono abitazioni molto comode da gran principi. Fra le altre architetture della sua fabbrica si vede un dormitorio d'una bella e grande distanza d'occhio, del quale si scopre tutta la città. Qui appresso vi è una stanza nominata il capitolo, che è stata dipinta dal fregio in su. Rimpetto della porta d'ingresso vi è un altare dov'è dipinto il transito della Madonna, e il ritratto di Fra Barnaba Cevenino abbate a quel tempo, il quale fece dipingere questo capitelo. Più sopra vi è un'Annunziata, nel mezzo della volta un S. Michele, e attorno i 4 Evangelisti. Sopra la porta d' ingresso sono due profeti, e nel mezzo una risurrezione di Cristo, cosa notabile. Tutta questa pittura è fatta a fresco per mano d' Innocenzo dei Francucci da Imola, il quale fece anche il quadro dell'altar maggiore con un S. Michele in mezzo, S. Pietro da una banda, S. Benedetto dall'altra, ed una Madonna con una bella musica d'angioli nell'aria, che è cosa molto notabile. Vi è un bell'ornamento tutto intagliato, e il maestro fu un frate del suo ordine di S. Benedetto nominato Fra Raffaello da Brescia, il quale fece il coro con belle prospettive intersiate, gli arcibanchi della sagrestia, e l'ornamento dell'organo tutto intagliato, che è molto lodevole. Nel refettorio di essi frati sono tre quadri grandi dipinti a olio con 3 istorie, le quali sono queste: Una storia con molte figure simili al naturale con Papa Clemente, che rappresenta un miracolo di S. Giorgio, e nel mezzo vi è quando Cristo andò a casa di Simune e che la Maddalena gli unse li santi piedi. L'altro quadro è quando Abramo vide tre angioli, ed un solo ne adorò. Sopra gli arcibanchi in detto refettorio sono le istorie dell'Apocalisse, e tra l'una e l'altra è dipinto un convento di detta religione con ornamenti grotteschi. All' uscire fuori sopra la porta si vede un San Giovanni in un Paese, che scrive l'Apocalisse. Tutta quest'opera è utile e molto lodata dalli virtuosi, e la fece Giorgio Vasari Aretino. Rincontro a questa porta vi è un lavatoio per li frati. Quivi sotto un piccolo arco è un' istorietta a fresco, ed è quando li Farisei mormoravano per non lavare le mani agli apostoli con un fregio di gioie e perle alla grottesca con tre teschi d' osso di cavallo. L' opera è tutta notabile di mano di Pellegrino di Bologna, così il quadro a olio della Natività.