Certosa

Via Certosa, 18


Cartigli

Certosa

Il convento dei certosini venne fondato nel 1334 sul terreno donato dal giureconsulto Giovanni d'Andrea. Il cimitero venne istituito nel 1801 nei chiostri del monastero, su un'area già occupata da una delle necropoli etrusche di Felsina. Conserva vari tratti degli antichi edifici conventuali, con dipinti di Jacopo di Paolo, Giovanni da Modena, L. Massari, M. Rossi. Nelle parti ottocentesche si conservano sculture di G. de Maria, L. Acquisti, G. Tadolini, C. Baruzzi, M. Putti, P. Tenerani, L. Bartolini, V. Vela e dipinti di F. e P. Fancelli, F. Minozzi, F. Pedrini. 

Indirizzo:

via Certosa, 18

Cose Notabili:

Miscellanea Notizie Chiese e Conventi già esistenti nel Circondario di Bologna.
CERTOSA.
Sigonius De Episcopis. Bononien a pagina 137 prosegue nel suo errore di credere vescovo di Bologna Alberto Acciajoli, quando invece lo era di Cesena, e deputato di Bertrando de Tessenderio vescovo di Bologna allora assente. Si noti che la fondazione della Certosa ebbe luogo nel 1334 per Francesco di Serro della terra di Gainago diocesi di Parma e canonico di Liegi, che procurò molto denaro per tale fondazione. Vi concorse pure Giovanni Andrea illustre giurecousulto a spese del quale fu fatta la Chiesa e furono ancora fatte molte celle. Il suddetto canonico Francesco da Serro morendo lasciò erede universale questa Certosa. Il Papa nel 1360 non accordò che fosse abrogata.

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Da Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_monumentale_della_Certosa_di_Bologna):

Le origini dalla vecchia Certosa
Il cimitero comunale fu istituito nel 1801 riutilizzando le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo di Casara, fondata a metà del Trecento, soppressa nel 1797 da Napoleone, e di cui è sopravvissuta la Chiesa di San Girolamo. La forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari trasformò la Certosa in un vero e proprio “museo all'aria aperta”, tappa del grand tour italiano: la visitarono Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal. In particolare il Chiostro Terzo (o della Cappella) è un ciclo notevole di ispirazione neoclassica e simbologia illuministica; uniche forse nel mondo sono le tombe dipinte a tempera e quelle realizzate in stucco e scagliola. Il cimitero ha subito un forte ampliamento dagli anni cinquanta in poi. Nel 2007 la sala del Pantheon, dagli anni novanta del Novecento già destinata ai riti laici, diventa una sala del Commiato per chiunque intenda usufruire di un periodo di raccoglimento prima del rito; il nuovo allestimento è ad opera dell'artista Flavio Favelli. La chiesa, non parrocchiale, è da diversi anni gestita dalla comunità dei passionisti di Casalecchio di Reno.

Opere all'interno
Nella chiesa sono da segnalare il trittico della Passione di Cristo, opera di Bartolomeo Cesi (1556-1629) e il coro ligneo intarsiato ripristinato da Biagio De' Marchi nel 1538 dopo l'incendio provocato dai Lanzichenecchi di Carlo V. In evidenza sono i dipinti dedicati ad episodi della vita di Cristo, delle dimensioni di circa 450x350 cm, i quali furono commissionati nella metà del Seicento ai due Sirani, Giovan Andrea e la figlia Elisabetta, a Francesco Gessi, Giovanni Maria Galli da Bibbiena, Lorenzo Pasinelli, Domenico Maria Canuti e al napoletano Nunzio Rossi. Altre opere di Antonio e Bartolomeo Vivarini, Ludovico e Agostino Carracci, oltre che del Guercino, furono trasferite in epoca napoleonica alla Pinacoteca nazionale di Bologna.

Opere scultoree
All'interno del cimitero si può ammire un vastissimo repertorio di opere scultoree. Tra gli artisti presenti si segnalano: Giacomo De Maria, Lorenzo Bartolini, Giovanni e Massimiliano Putti, Mario Sarto, Alessandro Franceschi, Pietro Tenerani, Cincinnato Baruzzi, Carlo Chelli, Giovanni Duprè, Vincenzo Vela, Giovan Battista Lombardi, Luigi Acquisti, Augusto Rivalta, Diego Sarti, Tullo Golfarelli, Leonardo Bistolfi, Giorgio Kienerk, Silverio Montaguti, Giuseppe Romagnoli, Pasquale Rizzoli, Ercole Drei, Giacomo Manzù, Luciano Minguzzi, Farpi Vignoli, Bruno Saetti e molti altri. Tra gli artisti che hanno realizzato le tombe dipinte si segnalano Pietro Fancelli, Flaminio Minozzi, Antonio Basoli e Pelagio Palagi.

Gli spazi

Sala del Colombario

Monumento ossario dei caduti partigiani, opera dell'architetto Piero Bottoni.
Un ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna dagli altri cimiteri monumentali europei deriva dalla complessa articolazione degli spazi. Dall'originario nucleo conventuale si diramano logge, sale e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla città dei 'vivi'. Anche il porticato ad archi, presente all'entrata est del cimitero, che si congiunge (salvo una brevissima soluzione di continuità) con quello che conduce al santuario della Madonna di San Luca posta sul colle della Guardia, vuole significare una continuità fra la necropoli e la città dei vivi.

I ritrovamenti della necropoli etrusca scoperta durante gli scavi archeologici coordinati dall'ing. Antonio Zannoni per l'ampliamento del cimitero alla fine dell'Ottocento, sono ora custoditi nel Museo civico archeologico della città.