Pallone (Via del)

Via del Pallone.
Da via Irnerio, poi piegando verso levante, fino a via Capo di Lucca.
Quartiere San Vitale.
Prima documentazione dell'odonimo: 1913.

La denominazione di via del Pallone è recente, risultato della creazione di via Irnerio (1913).
Nel 1874, nell'ambito della riforma toponomastica del 1873-78, l'antico Prato di Magone o Buco di Gatto (vedi via Irnerio) fu ribattezzato via del Pallone (via quindi diversa dall'attuale).
In precedenza lo spazio dedicato al gioco del Pallone era sul lato di ponente del campo del Mercato tra gli antichi numeri (scomparsi) 2128 e 2132 (vedi pianta).
Con la costruzione della nuova arena per il gioco del pallone fu definitivamente demolita la chiesa di San Giovanni Decollato, con i due cimiteri della Vita e della Morte ed i resti dell'ospedale di San Giovanni Battista degli appestati.
La nuova arena (tutt'ora esistente, è l'ex Sferisterio, ora impianto Achille Baratti) occupò, oltre all'area di San Giovanni Decollato, gran parte dell'antico Campo Magno (vedi pianta).
Con la creazione di via Irnerio, la via del Pallone (ex Prato di Magone o Buco del Gatto) scomparve ed il suo nome fu passato ad altra via, preesistente, e documentata nelle piante del Mitelli (pubblicata postuma nel 1692, ma riflettente lo topografia della metà del XVII secolo) e del Monari (1745) con l'odonimo Berlina.
Per quanto riguarda i testi, Giovanni Zanti (1583) chiamò genericamente Moline tutte le vie che dal Campo del Mercato seguivano il Canale di Reno fino alle mura, comprendendo con questo nome la via Capo di Lucca e la nostra via (oltre a quella che anche oggi si chiama via delle Moline).
Adriano Banchieri (che scrisse nel 1635 sotto lo pseudonimo di Camillo Scaligeri della Fratta) non incluse Berlina nei suoi elenchi, ma sicuramente si trattò di svista (non l'unica nella sua opera) in quanto Berlina venne citata più volte all'interno del testo.
Venne citata a proposito del vicolo Basa Donn (Basadonne) che cominciava dalla Berlina e circondavae il Dazi del Mulin.
Venne citata anche nella descrizione del Burghett dal Mercà che andava dalla Berlina del Mulin all'Oratorio di Sant'Andrea del Mercato.
Il vicolo Basadonne è un vicolo scomparso il cui imbocco era sull'attuale via Guglielmo Oberdan, di fronte a via Bertiera. Quel tratto di via Guglielmo Oberdan era noto come Case Nuove di San Martino e prima ancora come Berlina (Vedi via Guglielmo Oberdan).
Il Borghetto del Mercato è l'attuale via Agamennone Zappoli, chiamato anche in passato Borgo o Borghetto di Sant'Andrea a cui talvolta si aggiungeva lo specificativo del Mercato.
L'Oratorio, poi chiesa, di Sant'Andrea era sulla Via Gini (o Zini), che è l'attuale via Federico Venturini, per cui, senza ombra di dubbio la Berlina citata dal Banchieri coincide con l'odierna via Alessandrini (vedi via Alessandrini).
Anche il Salaroli disse genericamente che molte vie in quella zona si chiamavano Moline, però a proposito di Berlina precisò che questa andava dal sagrato di S.Martino alla Chiesa di Santa Maria degli Annegati (che era all'angolo di via Guglielmo Oberdan con via della Moline, ma aggiunse anche che con Berlina da alcuni viene chiamata anche l'altra via che è incontro e che va dietro alle Moline, ovvero via Alessandrini.
Il Salaroli accennò brevemente ad un altro odonimo, Agocchie, dicendo genericamente che indicava quella via dietro al canale di Reno prima di arrivare alle mura.
Troppo poco per capire di che via si tratta.
Il Fanti (I, 241, 242), seguendo quanto scrisse il Guidicini (I, 188) a proposito di Capo di Lucca attribuì Agocchie a quest'ultima via. Ma si tratta di una imprecisione come ora vedremo.
Appurato che via Alessandrini era nota come Berlina, che Berlina (poi mutato in Case Nuove di San Martino) era il nome di via Guglielmo Oberdan a settentrione dal sagrato di San Martino, basterà notare che l'apertura (recente) di via Irnerio tagliò l'antica Berlina in due: la parte a sud di via Irnerio è l'attuale via Alessandrini, la parte a nord è la nostra via del Pallone.
Il Guidicini (I, 138), è chiarissimo su questo punto: la via Berlina parte da via Imperiale (via Augusto Righi) e termina nelle Agocchie, che è la prosecuzione di Berlina.
Che Berlina sia l'attuale via Alessandrini è evidente dal fatto che il Guidicini (Ibidem) descrisse il vicolo Conca a destra della Berlina ed il Borghetto di Sant'Andrea a sinistra.
Il Guidicini (Ibidemdisse anche esattamente dove finiva Berlina e dove cominciava Agocchie: la lunghezza di Berlina, nelle note del Guidicini, partendo dalla Via Imperiale (via A. Righi) è 55 pertiche, ovvero 209 metri, il che ci porta quasi all'incrocio con via Irnerio.
Agocchie proseguiva a sinistra del Canale delle Moline fino ad arrivare ad attraversarlo mediante un ponte e ad immettersi in via Capo di Lucca.
Il ponte è indicato nel Catasto Gregoriano con il nome di Ponticella.
Va detto che il Catasto Gregoriano, per quanto ufficializzato nel 1835, ci dà una immagine precedente al 1820, in quanto non compare il gioco del Pallone (costruito, appunto, nel 1820). Ciò si spiega perché il nuovo catasto pontificio fu promosso da Pio VII nel 1816 ed i tecnici dello stato pontificio utilizzarono cartografia in parte già pronta e redatta con il governo francese per la città di Bologna.
Leggendo il Catasto Gregoriano, vediamo che tutto il tratto costituito dall'unione di via Alessandrini e via del Pallone è sotto il nome di Berlina.

In conclusione quindi, la nostra via del Pallone era nota con entrambi gli odonimi Berlina (assieme a via Alessandrini)  e Agocchie.
Per quanto riguarda il significato di Agocchie e Berlina:
quasi certamente Agocchie fa riferimento ai pali di legni (detti appunto agocchie) piantati per rinforzo sul bordo del canale costeggiato dalla via stessa. Probabilmente la zona della Ponticella era particolarmente rinforzata da questi pali.
Il Guidicini riferì anche dell'esistenza di una famiglia Dalle Agocchie o Agucchi che potrebbe avere dato il nome alla via, ma non ci sono elementi documentali di prova e, nel caso di relazione tra l'odonimo ed il nome della famiglia Agucchi è impossibile stabilire se uno ha dato nome all'altra o viceversa.
Sull'origine dell'odonimo Berlina il Guidicini nulla disse (se non ricordare che questa via era chiamata anche via dei Molini - vedi anche quanto disse il Salaroli). Il Salaroli espose l'ipotesi, poi ripresa da altri, che in questa zona vi fosse il sito della berlina dove venivano puniti i monari (mugnai) che svolgevano disonestamente il loro lavoro. Dato che qui c'era il Dazio dei Mulini, le stadiere per la pesa della farine e la casa della Biada, questa ipotesi, per quanto povera di basi documentali ha elementi di credibilità.


Fonti citate in questo articolo.
ZantiNomi, et cognomi di tutte le strade, contrade, et borghi di Bologna, di Giovanni Zanti  pubblicato nel 1583.
BanchieriOrigine Delle Porte, Strade, Borghi Contrade, Vie, Viazzoli, Piazzole, Salicate, Piazze, e Trebbi dell'Illustrissima Città di Bologna con i loro Nomi, Pronomi, e Cognomi, di Camillo Scaligeri della Fratta (pseudonimo di Adriano Banchieri), pubblicato da Clemente Ferroni nel 1635.
MitelliBologna in pianta, città del Papa, famosa pianta di Agostino Mitelli, pubblicata nel 1692.
SalaroliOrigine di tutte le strade sotterranei e luoghi riguardevoli della città di Bologna di Ciro Lasarolla (Pseudonimo di Carlo Salaroli), pubblicato nel 1743.
MonariCittà di Bologna posta in pianta in esatta misura con la distinzione de portici che sono in essa, Pianta di Gregorio Monari, pubblicata nel 1745.
GuidiciniCose Notabili della Città di Bologna ossia Storia Cronologica de' suoi stabili sacri, pubblici e privati, di Giuseppe Guidicini (scritto prima del 1837, ma pubblicato nel 1868).
Fanti: Le Vie di Bologna. Saggio di Toponomastica Storica, di Mario FantiIstituto per la Storia di Bologna, 2000.