Farini (Via)

Via Farini.
Quartiere Santo Stefano.
Prima documentazione dell'odonimo: 1866.
Dedicata a Carlo Luigi Farini.

Questa importante via, che ha preso l'attuale aspetto tra XIX e XX secolo, risulta l'unione di quattro differenti antiche vie:
Via de' Libri, da via d'Azeglio a Piazza Galvani;
Borgo Salamo, da Piazza Galvani a Piazza de' Calderini;
Ponte di Ferro, da Piazza de' Calderini a via Castiglione;
Miola da via Castiglione a via Santo Stefano;
Nel 1866 avvenne l'unificazione sotto il nome di via Farini di Via de' Libri e di Borgo Salamo. Con la riforma toponomastica del 1873/1878 anche Ponte di Ferro e Miola furono conglobate in via Farini.

Il primo tratto, via de' Libri, venne citato dall'Alidosi (1624) e dall'Aretusi (1636), che la chiamarono anche via dei Suonatori. Via dei Suonatori fu usato come odonimo alternativo a via dei Libri anche dal Salaroli e dall'Origine. Il Guidicini (II, 324), oltre a via dei Suonatori, disse anche che questa via era nota come via delle Scuole e via Case Nuove dei Dolfi. Sempre il Guidicini documentò che alcuni rogiti per questa via riportano via Sant'Isaia, via dei Legnani, ed infine via della Barchetta. Via di Lgnan fu usato dal Banchieri.
I Libri era nome di famiglia che abitava qui nel XV secolo (all'angolo di via del Cane, sulla destra entrando da via Farini) e che esercitò anche l'attività di libraio. Il nome di via dei Libri probabilmente è derivato sia dal nome della famiglia, sia dalle botteghe di librai che erano in questa zona gestite non solo da questa famiglia. La presenza di librai era dovuta alla vicinanza delle scuole dei primi lettori. Teniamo conto che nell'epoca in cui i libri venivano copiati a mano, l'attività di libraio era particolarmente importante, ricercata e remunerativa).
Analogamente, botteghe di fabbricanti di strumenti musicali contribuirono alla diffusione dell'altro odonimo: Via dei Suonatori.
Dell'odonimo Via delle Scuole è in pratica già stata data spiegazione, essendo nei paraggi le scuole dei primi lettori.
Gli altri odonimi sono tutti facilmente spiegabili: Case Nuove dei Dolfi dalle case della famiglia Dolfi, Via Sant'Isaia perché questa era considerata, analogamente a via de' Carbonesi, una estensione di via Barberia, che a sua volta era estensione di via Sant'Isaia, Via dei Legnani dal palazzo Legnani (ora Pizzardi) all'angolo con via d'Azeglio). Meno evidente l'odonimo Via della Barchetta che era dovuto (Guidicini, II, 324) all'insegna raffigurante una piccola barca di una merceria presente in questa via.

Il secondo tratto, Borgo Salamo, comparve come tale nella pianta del Mitelli (1692), seguito (come quasi sempre) dal Monari. Per lo Zanti questo era compreso in Ponte di Ferro, così come per il Salaroli e come appare nella pianta dell'Aretusi. Borgo Salamo sembra essersi affermato nella prima metà del XIX secolo. Il Guidicini informò che questa via era nota precedentemente come Via degli Ansaldi, senza dare la fonte, che però probabilmente è il Banchieri che dice che la Via d'Iansald ha principi al Palazz di Sgnur Bulgnin pr scontr la piazza dl' Scol e tira sù dritt fin al Palazz Senatorio di Sgnur Guidotti.
La via descritta dal Salaroli come via degli Ansaldi, probabilmente non è il Borgo Salamo (già compreso per il Salaroli in Ponte di Ferro), ma la Via Casette di Sant'Andrea (lapidette del 1801), scomparsa con l'apertura di piazza Cavour. La pianta dell'Aretusi riporta chiaramente la Via degli Ansaldi (dove viè la chiesa parochiale detta di Sant'Andrea detto delle Scuole) dove nel 1801 veniva indicata appunto la via Casette di Sant'Andrea degli Ansaldi.
Dubbio quindi che Borgo Salamo abbia avuto in passato il nome di Via degli Ansaldi (come creduto anche dal Fanti, I, 347): il Salaroli si riferì ad altra via, ed il Guidicini non fece altro che, probabilmente, ripetere quanto affermato dal Banchieri la cui precisione talvolta non è perfetta.
Per l'origine di questo nome, l'Origine dice che qui abitava il banchiere Ludovico Salamo nel 1595, ma non si sa da dove tale notizia sia stata presa. Altri tacciono prudentemente.
Il Fanti più che ipotizzare una origine da un cognome forestiero o di ebreo (Salomon ?) non poté fare.
E' uno dei tanti punti ancora oscuri dell'odonomastica bolognese.

Il terzo tratto, Ponte di Ferro, era già documentato come Pons Ferri negli estimi del 1296/97. Per gli autori più antichi (Zanti, Alidosi, Aretusi, ma anche il Salaroli) l'odonimo Ponte di Ferro si estendeva anche al tratto noto come Borgo Salamo.
E' una piacevole favola la storia, scritta nel XVI secolo da fra Leandro Alberti, di Fero fondatore di Bologna e di Aposa sua moglie che avrebbe costruito un ponte (il Ponte di Fero) sul torrente a cui diede il nome della moglie. E' certo che sull'Aposa vi era un ponte. E' certo che questa zone fosse indicata come Ponte di Ferro che era nei pressi dell'Aposa (nel 1267 si dispose che non si gettassero immondizie nell'Aposa iuxta pontem ferri). Il toponimo Ponte Ferri, vicino alla Croce dei Santi, è già riportato negli Statuti del 1250. E' assai probabile quindi che Pons Ferri fosse il nome di un ponte sull'Aposa, ma non è assolutamente chiara l'origine di Ferro
Sicuramente non era il Fero della favola di Leandro Alberti, ma non si può escludere che fosse il nome o il soprannome di una persona. Mancano comunque elementi documentari per affermare qualcosa di probabile. Un ulteriore punto oscuro dell'odonomastica bolognese.

Il Quarto tratto, Miola, era noto nel XIV secolo come via della Croce, in seguito (sec. XVI) via del Miolo ed anche Migliola ed infine Miola, documentata dal 1527.
Lo Zanti propese per una derivazione da miglio di cui vi sarebbe stato un campo nei paraggi. Ciò è reso improbabile perché quando si diffuse l'odonimo Miolo o Miola o Migliola, la zona era tra le più urbanizzate della città, compresa tra San Giovanni in Monte, Santo Stefano, le case magnatizie dei Bovi ... insomma, spazio per campi di miglio non ce ne erano (basta dare una occhiata alle piante prospettiche di Bologna del XVI secolo per rendersene conto).
Peraltro va detto che a Bologna esiste tuttora il cognome Mioli, il che conforta l'ipotesi che il nome della via sia stato generato da nome di persona o di famiglia. Il Fanti a tal proposito citò un documento del 1525 in cui è documentato un pittore Vincenzo Miola, confermando l'esistenza di questo cognome nel XVI secolo.


Fonti citate in questo articolo.
ZantiNomi, et cognomi di tutte le strade, contrade, et borghi di Bologna, di Giovanni Zanti  pubblicato nel 1583.
AlidosiNomi delle strade, vie, borghi, et vicoli, che sono nella città di Bologna, di Giovanni Niccolò Pasquali Alidosi, pubblicato nel 1624).
AretusiOrigine di Bologna. Pianta di Bologna di Costantino Aretusi, pubblicata nel 1636.
MitelliBologna in pianta, città del Papa, famosa pianta di Agostino Mitelli, pubblicata nel 1692.
SalaroliOrigine di tutte le strade sotterranei e luoghi riguardevoli della città di Bologna di Ciro Lasarolla (Pseudonimo di Carlo Salaroli), pubblicato nel 1743.
MonariCittà di Bologna posta in pianta in esatta misura con la distinzione de portici che sono in essa, Pianta di Gregorio Monari, pubblicata nel 1745.
GuidiciniCose Notabili della Città di Bologna ossia Storia Cronologica de' suoi stabili sacri, pubblici e privati, di Giuseppe Guidicini (scritto prima del 1837, ma pubblicato nel 1868).
Origineorigine della denominazione delle 334 strade che compongono la città di bologna, di Goldini e C.. Pubblicato a Bologna nel 1843.
Fanti: Le Vie di Bologna. Saggio di Toponomastica Storica, di Mario FantiIstituto per la Storia di Bologna, 2000.